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Storia di Napoli (prima parte)

Scritto da Antonio Capotosto Il . Inserito in Port'Alba

Napoli

'Neapolis' (in greco 'Città nuova') sarebbe stata preceduta da una 'Paleopolis' ('Città vecchia') e da una 'Parthenope', fondazioni di Greci, presenti sul golfo fin dal VII secolo avanti Cristo.

Certo concorsero alla formazione della città esuli da Cuma, occupata dai Sanniti nel sec. V avanti Cristo. Di origine comunque greca, Napoli entrò nell'orbita romana nella seconda metà del sec. IV a.C. e rimase fedele a Roma contro Pirro e contro Annibale. Eretta a municipio (90 a.C.), fu coinvolta nelle guerre civili del sec. I a.C, e ne riportò gravi danni. In età imperiale, fu largamente favorita dagli imperatori e sviluppò le sue risorse di importante scalo marittimo, di sbocco di un ampio retroterra e di centro culturale.

Odoacre vi confinò l'ultimo imperatore d'Occidente, Romolo Augustolo, nella sontuosa villa di Lucullo. Conquistata dagli Ostrogoti (493), solo alla fine della guerra greco-gotica passò dopo gravi sofferenze all'amministrazione bizantina (553) come capitale di un ducato largamente autonomo.

Durante l'età bizantina (553-1137), sotto i duchi, alcuni al tempo stesso vescovi, Napoli riuscì a salvaguardare la propria libertà più volte seriamente minacciata, oltre che da sporadici interventi diretti dai sovrani nominali di Bisanzio, dai Longobardi, dai Franchi, dagli Arabi e dal Papato, con una politica duttile e tortuosa di alleanze e con un'intensa operosità. Attaccata da Roberto il Guiscardo (1077), non sostenne la successiva spinta dei Normanni e Ruggero II d'Altavilla, divenuto re di Sicilia, l'annesse dopo una lunga lotta al regno (1139).

La città si adattò lentamente alla perdita dell'indipendenza di cui di fatto aveva sempre goduto e a essere posposta a Palermo, capitale del regno, come capoluogo del principato di Capua; apprezzò tuttavia alcune temperate libertà concesse da Guglielmo II il Buono, e quando l'eredità normanna passò a Enrico VI di Svevia sostenne contro di lui il normanno Tancredi di Lecce, e si arrese allo svevo solo dopo una dura resistenza, che pagò a caro prezzo (1194). Il governo illuminato di Federico II non valse a riconciliare del tutto Napoli con la nuova dinastia, che le anteponeva sempre Palermo, e l'assoggettava a un pesante regime fiscale.