fbpx

Gli Ebrei tra Napoli e Bacoli

Scritto da Maddalena Maria Sorbino Il . Inserito in Port'Alba

bacoli

Una delle questioni storiche più appassionanti, tutt’oggi molto dibattuta, riguarda la presenza degli ebrei sul territorio attestata alla metà del 1600.
Essi risiedono in questi luoghi già dal tempo dei romani ma nel 1650 furono espulsi dal viceregno di Napoli dopo che il proclama del vicerè Don Pedro de Toledo aveva costretto loro alla fuga.


Mentre molti ebrei accettarono la conversione al cattolicesimo, abiurando la religione ebraica, altri abbandonarono l’Italia Meridionale per non farvi più ritorno, se non dal 1740 al 1747, quando furono richiamati dal re Carlo di Borbone che aveva intenzione di colmare i vuoti di bilancio del Regno con i traffici e i commerci intrattenuti dagli ebrei. Tuttavia, non sembra che essi si siano stanziati a Bacoli durante questi anni, preferendo di risiedere nella città partenopea. Poco tempo dopo un nuovo proclama del re bandiva ancora una volta gli ebrei dal regno, stavolta con l’intimazione di non farvi più rientro.

Nonostante questi fattori, l’ipotesi secondo cui intorno al 1650 una colonia di ebrei si sia trasferita a Bacoli, non sembra perdere peso. Diversi studiosi ritengono che alcune di queste famiglie provenissero da Posillipo ma poiché si autotassarono per la congrua alimentare del parroco della chiesa di Sant’Anna (costruita nel 1700), con ogni probabilità non dovevano essere di religione ebraica.

In aggiunta, i nomi dei membri dei nuclei familiari non appartengono ai cosiddetti nomi “paleotestamentari” che invece compaiono solo in seguito nei registri dell’Archivio vescovile di Pozzuoli dal 1708.

Come spiegare, quindi, la manifestazione nel 1708 dei nomi del vecchio testamento? Secondo alcuni essa è da collegare al rientro degli ebrei a Napoli tra il 1696 e il 1702, quando il vicerè Louis Francisco de la Cerda, duca di Medinaceli, spinto da interessi economici, decise di revocare l’esilio al popolo ebraico dell’Italia Meridionale.

Con ogni probabilità, dopo i vari allontanamenti, alcuni si convertirono, altri finsero, continuando a praticare il proprio credo in segreto, cercando appoggio lontano dalla capitale, spostandosi verso l’area flegrea. Contrassero poi matrimoni con i membri delle comunità locali, favorendo la diffusione dei nomi legati all’antico testamento.

Tant’è vero che nei registri dell’archivio vescovile di Pozzuoli sono evidenti nomi di origine ebraica.