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Storia di Napoli (seconda parte)

Scritto da Antonio Capotosto Il . Inserito in Port'Alba

Napoli 1

Il governo illuminato di Federico II non valse a riconciliare del tutto Napoli con la nuova dinastia, che le anteponeva sempre Palermo, e l'assoggettava a un pesante regime fiscale. Dopo la scomparsa di Federico II, nonostante la tutela papale, finì col cedere a Manfredi (1256), che s'adoperò per accattivarsene la popolazione.

Ma sotto l'egida papale Carlo I d'Angiò instaurò un nuovo regime sulla rovina degli ultimi Svevi (Manfredi vinto e ucciso nella battaglia di Benevento nel 1266; Corradino vinto a Tagliacozzo e decapitato a Napoli nel 1268), e quando con la rivolta dei Vespri perdette la Sicilia, fece di Napoli la capitale del regno. E capitale di regno la città rimase fino al 1860.

Grazie a questo ruolo essa acquistò prestigio, divenne un centro politico ed economico internazionale, un polo d'attrazione della cultura, soprattutto al tempo di Roberto il Saggio; ma pagò con sacrifici gravissimi questa sua crescita, oppressa da un fiscalismo implacabile e segnata da un sempre più profondo squilibrio sociale tra un'esigua minoranza privilegiata e una massa crescente di popolo economicamente e socialmente di livello umilissimo, con una classe media esigua e costituita soprattutto di forestieri (fiorentini, veneziani, provenzali, fiamminghi e non solo).

L'amministrazione cittadina (i 'Seggi', rappresentanze dei quartieri) nei confronti della corte aveva autonomia e mezzi molto limitati per andare incontro ai bisogni della popolazione, spesso anche colpita da calamità naturali. La città tuttavia godeva di fama
e ammirazione universali (testimone il Boccaccio). Agli Angioini, che dopo Roberto volsero in una decadenza spesso tragica, subentrò per conquista Alfonso V d'Aragona dopo un lungo assedio (1442).

Benché politicamente e culturalmente all'avanguardia nell'Italia dell'Umanesimo e del Rinascimento, la dinastia aragonese fu non meno impopolare di quella angioina, soprattutto per l'invadenza di elementi catalani in tutti i settori più importanti della vita cittadina, né valse a conquistarle il popolo la sua magnificenza.

La sua fine ingloriosa, dapprima all'arrivo di Carlo VIII di Francia, che vi entrò senza colpo ferire come rivendicatore dei diritti degli Angioini (1495), e infine all'ingresso di Consalvo di Cordoba, che prese possesso della città in nome di Ferdinando il Cattolico (1503), dando inizio alla dominazione spagnola, non fu per nulla ostacolata dalla popolazione, divenuta politicamente indifferente, ancorché sempre sensibilissima alla suggestioni della regalità.

La città ebbe da allora una notevole espansione, soprattutto a seguito dell'immigrazione di genti dalle campagne, ma vide anche momenti molto tristi: l'assedio del visconte di Lautier, Odetto de Foix (1523), l'insurrezione di Masaniello contro il viceré duca di Arca (1647), il diffondersi di una pestilenza (1656) che dimezzò la popolazione, la congiura del principe di Macchia (1701).