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Campania segreta: il Castello di Bisaccia

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Port'Alba

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Il paese di Bisaccia si trova all’estremità est-nord-est della Campania, praticamente al confine con la Puglia e la Basilicata. Come tutta la zona fu abitata fin da tempi antichi, risaliamo addirittura all’età del bronzo, di cui sono state trovate tracce e reperti.

Secondo alcuni studiosi era qui che sorgeva l’antica città Sannita di Romulea, ma questa teoria non trova tutti d’accordo, perché altri la situano nell’area dell’odierna Carife. Dopo la sconfitta ad opera dei Romani nelle” guerre sannitiche”, nel 289 fu saccheggiata e rasa al suolo dal console Publio Decio Mure, e non se ne hanno più notizie per secoli, se non come una stazione di rifornimento per cavalli e viaggiatori che si dirigevano verso le Puglie.

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È in epoca Bizantina, quando tutta l’Italia a sud dell’ipotetica linea che congiunge il Gargano con il golfo di Salerno, (sebbene ne facessero parte anche Amalfi e la stessa Napoli) era una provincia di Bisanzio e prendeva il nome di Capatanato d’Italia, che si hanno nuovamente notizie del luogo, con il nome di “Castrum Byzacium o Bizantii”, da cui deriverebbe il nome Bisaccia. Anche ciò non convince tutti gli studiosi.

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Nel 591 i Longobardi conquistano l’Irpinia, e si hanno le prime fortificazioni sulle quali, in seguito, i Normanni, che a loro volta si impadronirono, per mano di Roberto il Guiscardo, di tutta l’Italia meridionale, costruirono il Castello. Sono infatti di quell’epoca le prime testimonianze scritte del Castello di Bisaccia. In seguito al fortissimo terremoto del 1198, il castello e l’abitato, furono nuovamente rasi al suolo. Con il matrimonio politico di Costanza d’Altavilla, madre del futuro imperatore Federico II, e dell’imperatore Enrico VI, le corone di Sicilia ed il Sacro Romano Impero, furono unificati. Il feudo di Bisaccia, a quei tempi, apparteneva a Riccardo I di Bisaccia, ma costui fece parte della “congiura di Capaccio”, che una volta sventata, ed i ribelli sconfitti da Federico II, fu giustiziato e privato del feudo.

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L’imperatore ricostruì e modificò il Castello, in maniera tale che potesse far parte della linea difensiva dei “Castelli federiciani”. Questo suo progetto, che abbiamo già visto in occasione dei Castelli di Matinata e di Lettere, faceva si che si potesse controllare a vista tutto il territorio a lui sottoposto, fino alla Basilicata e alla Puglia. A questo scopo fece innalzare la torre quadrangolare, classico esempio di architettura sveva, che sormonta la costruzione. Ne trasformò i sotterranei in prigione, ma mantenne lo stesso materiale originario della struttura, cioè ciottoli fluviali, grossi blocchi squadrati di roccia e durissima malta. L’Imperatore amava questi luoghi e vi soggiornò spesso, perché amante della caccia, specialmente con il falcone, ed i boschi circostanti erano ricchi di selvaggina.

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Fu qui, nel castello di Bisaccia, che suo figlio, l’imperatore Manfredi, si rifugiò, quando nel 1278 era braccato dalle truppe papaline. La fortificazione passò agli Angioini, come tutto il regno, e poi, in seguito alla loro sconfitta nei Vespri, agli Aragonesi, che risalendo vittoriosi dalla Sicilia conquistarono il Regno di Napoli e vi rimasero per secoli. In questo periodo il castello passò frequentemente di mano; verso la fine del ‘500 fu ereditato da Giovanni Battista Manso, letterato, amico di Torquato Tasso, che vi soggiornò a lungo. Nel 1600 re Filippo II elevò Bisaccia a rango di ducato, e fu dominio dei Pignatelli d’Egmont, di cui è lo stemma che campeggia sul portone.

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Il titolo di duca restò vacante per tutto il periodo Napoleonico, quando Giuseppe Bonaparte, nominato re di Napoli, abolì il feudalesimo. Restaurati i Borbone, fu nominato duca un parente di Ferdinando II due Sicilie, il La Rochefoucauld, fino a che il XIII duca, nel 1956, non lo vendette.

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Oggi è proprietà del comune, che vi organizza manifestazioni e mostre, i suoi interni ospitano un museo, ed all’occasione vi si celebrano matrimoni con banchetti nuziali, nobilitati da questa splendida cornice medioevale, perché va detto, il Castello di Bisaccia è conservato perfettamente. Senz’altro quello in migliori condizioni tra i castelli federiciani della Campania.