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La leggenda di Acquamorta

Scritto da Maddalena Maria Sorbino Il . Inserito in Port'Alba

Acquamort

È risaputo che la città di Napoli sia una terra ricca di miti e leggende. Sono tante, infatti, le storie che descrivono Partenope, circondando di poesia non solo la città stessa ma anche la provincia.
Monte di Procida, ad esempio, parte più estrema della penisola flegrea, ha la sua storia da raccontare.


Questa località, separata dall’isola di Procida dall’omonimo Canale, abbraccia le isole dell’arcipelago ed il maestoso Vesuvio.
Era in origine conosciuta come Monte Miseno.

La storia di questo territorio racconta come gli Opici (popolazioni indoeuropee) invasero Cuma e Miseno, e vi si stanziarono costruendo villaggi nell'area dei campi flegrei.

Per questo motivo il monte divenne uno snodo decisivo per i traffici e per il commercio fino ad acquisire il primato quando i romani vinsero i popoli etruschi, sanniti e cartaginesi.

Tuttavia, seguì la sconfitta di Miseno e, proprio per questa ragione, si legò all’isola di Procida fino al 1907, anno in cui divenne autonomo.
È importante citare la storia che riguarda la località di Acquamorta, porticciolo di Monte di Procida, chiamata così grazie al fatto che le sue acque, essendo protette da un’insenatura, non subiscono correnti.

Si narra che quando ancora il Monte era solo luogo di lavoro per i pescatori, un signore di nome Cosimo possedeva proprio lì un grande terreno.
Con lui vi era la figlia, Acqua, che un giorno tuffandosi in mare rischiò di annegare, ma grazie a Giosuè, giovane pescatore procidano, si ritrovò salva.

I due, conoscendosi, parlarono a lungo della loro passione per il mare e di come solo lì si sentissero davvero a casa.
Da quel giorno la leggenda vuole che Acqua aspetti l'arrivo sulla spiaggia di Giosuè, fin quando ella non fece più ritorno a casa.
Fu allora che i popolani iniziarono a chiamare la spiaggia “Acquamorta”, quasi a voler custodire e preservare la memoria di un amore.