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Storia dell'archeologia e dell'arte a Napoli (prima parte)

Scritto da Antonio Capotosto Il . Inserito in Port'Alba

E Tempio dei Dioscuri

L'impianto ortogonale dell'antica città si conserva chiaramente nel tessuto urbano del centro storico, lungo l'asse principale di via Tribunali. A parte qualche tratto delle mura greche, sono di età romana il tempio dei Dioscuri sotto S. Paolo Maggiore, e la Curia con l'Erario sotto S. Lorenzo Maggiore.

 

Del periodo paleocristano vi sono la catacomba di S. Gennaro (sec. II), la chiesa di S. Gennaro 'extra monia' (sec. V), l'abside di S. Giorgio Maggiore (sec. IV) e soprattutto il battistero di Giovanni in Fonte (sec. V), pure annesso al duomo, quadrato, con frammenti di mosaici nella cupola. Con la conquista angioina del 1266 Napoli divenne la capitale del regno e il più importante centro artistico dell'Italia meridionale.

Maestranze francesi vi importarono lo stile gotico della Francia meridionale, diffuso ben presto anche dagli architetti locali: San Lorenzo Maggiore, iniziata nel 1267, con nave unica e abside con cappelli radiali; il duomo, dedicato a S. Gennaro, 1294-99, a tre navate con cappelle laterali; S. Chiara, 1310-24, con atrio e aula unica; S. Maria Donnaregina, 1314-20, ad aula unica con abside poligonale; S. Pietro a Maiella, 1313-16.

Nella prima metà del Trecento lavorarono a Napoli pittori romani e toscani: Cavallini (affreschi in S. Maria Donnaregina), Simone Martini ('S. Ludovico da Tolosa che incorona Roberto d'Angio', già in S. Lorenzo e poi al Museo di Capodimonte), Giotto (affreschi perduti in S. Chiara e in Castel Nuovo). Anche nella scultura dominarono i toscani: ad esempio monumenti sepolcrali di Tino da Caimano e di Giovanni e Pacio Bertini in S. Lorenzo, S. Chiara, S. Maria Donnaregina.