fbpx

“Il Pinocchio” di Garrone per un ritorno alla magia del vecchio cinema artigianale

Scritto da Vitaliano Corbi Il . Inserito in Cinema & TV

pinocchio di garrone

Esistono storie destinate a non esaurirsi mai, storie che fuggono all’erosione del tempo, rinnovandosi e acquisendo con gli anni caratteri sempre più attuali, quasi aspirando a un marchio di immortalità.
La storia del celebre burattino Pinocchio, dalla penna di Carlo Collodi, è una di queste.

 


Nasce nel 1883 come libro per ragazzi, per poi declinarsi in tantissime altre forme, approdando sui media più disparati e attingendo da questi, plusvalori pressoché indeterminati.

Il 19 dicembre del 2019, ancora una volta, Pinocchio sarà al cinema, grazie a un film di Matteo Garrone che per interpretare la marionetta capace di fare la storia della narrativa sceglie il giovane talentuoso Federico Lelapi, accompagnato da Roberto Benigni nel ruolo di Geppetto, proprio lui che nel 2002 aveva amato a tal punto il racconto da dar vita a un proprio film di cui è stato anche protagonista.

Guardando il trailer della pellicola, le immagini e le locandine in cui è mostrato l’ultimo Pinocchio, è interessante soffermarsi sulla scelta del regista di non affidarsi al digitale per la realizzazione del burattino.

Il cinema contemporaneo è oramai invaso dall’esasperazione degli effetti speciali, nel contesto di una vera e propria euforia post-moderna dove regna il potere assoluto delle immagini spettacolari e contenenti una cifra consistente di irrealtà, anche nel raccontare la realtà più empirica e quotidiana.

Con l’affermazione quasi totalizzante della CGI, noi spettatori siamo stati abituati ad entrare sempre più spesso in un mondo che non esiste, dove tutto si presenta dal principio come finto.

Il Pinocchio di Garrone si sarebbe potuto avvalere del digitale, sposando la logica dominante del cinema attuale, ma sceglie invece di affidarsi esclusivamente alle mani di chi trucca gli attori, nello specifico, al talento del make-up artist Mark Coulier.

Più vicino ai “trucchi” e alle “attrazioni” dello storico cinematografo, il nuovo Pinocchio strizza l’occhio al vecchio e all’atmosfera alle volte cupa del romanzo di Collodi, attraverso una resa più artigianale che spettacolare, ma per questo in grado di valorizzare quella magia anche inquietante caratteristica della storia originale.