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I 70.000 e la Politica

Scritto da Francesca Scarpato & Berardo Impegno Il . Inserito in Il Palazzo

Manifestazione 16.11.2013

Possiamo oggi, senz’ombra di dubbio, affermare che la manifestazione “#fiumeinpiena – Stop al biocidio” dello scorso 16 Novembre, sia stata il fatto sociale e politico più importante degli ultimi tempi per Napoli e il mezzogiorno in generale. Con essa è ormai emerso con chiarezza il dato che la distanza tra  “la piazza” e i “palazzi del potere” è, a dir poco, enorme. Per le strade sfilavano associazioni, comunità ecclesiali, comitati spontanei di cittadini, singoli. Mentre defilati e non protagonisti erano i rappresentanti delle amministrazioni, i partiti tutti e perfino le sigle sindacali. E questo è un dato di fatto enorme che richiede e richiederà approfondimenti seri e analisi non banali (se non anche molti “esami di coscienza”).

Lo scollamento profondo tra le domande sociali radicali, che richiedono innovazione delle idee, del modo d’essere e dei comportamenti, della politica meridionale nel suo insieme, è questione non più rinviabile! Possiamo, tuttavia, già provare insieme a fare alcune prime osservazioni “a caldo”:

 
Punto 1
Questo di #fiumeinpiena è un movimento plurale e variegato che presenta istanze molte diverse al suo interno e che prova, allo stesso tempo, ad avanzare soluzioni programmatiche sebbene in alcuni casi con risultati contraddittori. Ma è persino un bene che sia così, perché non ci sono le ripetitive e inconcludenti  presenze “estremistiche” e ciò a testimonianza di una “spontaneità” più vera e profonda, che organizza domande a cui qualcuno dovrà pur dare risposte credibili.
 
 
Punto 2
E' la Politica, presa come sistema, che dovrà essere in grado di offrire risposte credibili, in un quadro di obiettivi realistici e percepibili come capaci di riaprire un futuro per le nostre terre se non per l’intero Mezzogiorno.
 
 
Punto 3
Il movimento è “dalla campagna verso la città”. E’ (per dirla meglio) dalla provincia verso e contro Napoli capoluogo! Cosa che non può assolutamente essere ignorata e di cui anzi si dovrà far carico una nuova classe dirigente dell’Area Metropolitana della città. Per troppo tempo Napoli capoluogo ha riversato nell’hinterland tutti i problemi che attanagliavano lo sviluppo della città stessa. E’ almeno dal terremoto dell’80 che la nostra provincia subisce un’azione “imperialistica” del capoluogo. E paradossalmente l’unico risultato ottenuto non è stato quello di risolvere i problemi della cinta del territorio napoletano bensì  di aggravare quelli della provincia. Bisogna che la politica cambi metodo e cultura e pensi a “Partenope” come un territorio unitario che ha bisogno di riavere una prospettiva di sviluppo e condizioni di vita di gran lunga migliori di quelle attuali.
 
 
Punto 4
Il movimento è meridionalista! Vede nelle fabbriche del Nord i veri mandanti del disastro ambientale del Sud. Ed è così! Il Mezzogiorno è da troppo tempo, anche per la responsabilità fallimentare del centro sinistra degli ultimi decenni, che non ha un’autorevole e riconosciuta classe dirigente in grado di competere con i corifei della “questione settentrionale”. Un’unica mega-regione meridionale potrebbe, a livello istituzionale, rispondere a questa ineludibile esigenza politica dal momento che le attuali regioni hanno, da tempo, disperso risorse e accentuato la conflittualità fra di loro perdendo di mira il vero tema: la Rinascita unitaria del territorio meridionale!

Insomma c’è di che discutere. E QdN - Qualcosa di Napoli proverà a dare il suo contributo con la collaborazione di tutti voi perché come sosteneva Carlo Levi: “Il problema meridionale si risolverà soltanto se saremo in grado di creare una nuova idea politica”.

Ed una cosa è certa: ci proveremo!