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Il castello dei sogni. Intervista ad Aldo Capasso, architetto della bellezza

Scritto da Rita Felerico Il . Inserito in Port'Alba

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Il 14 dicembre u.s. Castel Sant’Elmo ha ospitato una significativa iniziativa: Una giornata al Castello – memorie, attualità, animazione, a quarant’ anni di distanza dalla manifestazione del 1979 (si intitolava La Settimana nel Castello, dal Forte Sant’Elmo alla Città, dalla Città al Forte Sant’Elmo) che allora, per la prima volta, apriva alla città il Forte, disegnato dal geniale architetto Pedro Luis Escrivà per volere di Don Pedro di Toledo nel XV secolo.

La giornata di studio voluta, organizzata e coordinata dall’Arch. Aldo Capasso – che fu animatore e protagonista anche nella precedente edizione – ha coinvolto non solo le istituzioni, l’Assessore all’Urbanistica del Comune di Napoli Carmine Piscopo, la Direttrice del Polo Museale Anna Imponente, il Presidente dell’Istituto Italiano dei Castelli della Regione Campania Luigi Maglio e il Direttore del Dipartimento di Architettura Michelangelo Russo, ma soprattutto i giovani studenti della Facoltà, gli allievi dell’Accademia di Belle Arti e dei Licei Artistici Boccioni e Palizzi che realizzeranno disegni e fotografie con varie metodologie didattiche in seguito esposte.

Significativa la presenza dei giovani musicisti del Conservatorio San Pietro a Majella, che si sono esibiti in un emozionante repertorio in forma cameristica, con mandolini, mandòle, chitarre; la partecipazione delle Guarattelle di Napoli con uno spettacolo di Bruno Leone e di molti protagonisti di allora come Anna Trapani, Geppino Fiorenza che hanno ricordato e testimoniato l’esperienza del 1979. Presenti fra il pubblico e con brevi, incisivi interventi l’Arch. Pasquale Belfiore, il Direttore del Corriere del Mezzogiorno Enzo D’Errico, Gerardo Pedicini e Carmine Maturo portavoce del Coordinamento Scale di Napoli con Guido Liotti che ha guidato al termine della manifestazione la discesa della Pedamentina. Abbiamo rivolto alcune domande all’Arch. Aldo Capasso.


Architetto cosa lo ha spinto ad organizzare ed ideare una giornata di studio così articolata?

Constatare come Forte S. Elmo, che considero una straordinaria “isola del tesoro” nel cuore della città, con il suo maestoso Castello, con l’emozionante veduta dai suoi terrazzi della città a 360°, con le suggestive e piranesiane cavità scavate nel tufo, non riesce a convogliare giusta attenzione e ad avere quel successo che si ottiene facilmente in altri luoghi anche con castelli di bellezza più modesta. Non c’è neppure nessun consistente progetto turistico in atto.

Quali sono gli obiettivi, a breve e lungo termine, che spera si possano raggiungere con questa iniziativa?

Spero che l’iniziativa di giornata al Castello, sia stata utile non solo a ricordare le proposte della rassegna di 40 anni fa, alcune delle quali ancora validissime, ma a sollecitare gli enti preposti a prendere coscienza e a riflettere sul ruolo turistico e culturale di questo eccezionale attrattore monumentale che possediamo qui, sulla collina di S. Martino. È arrivato il momento giusto per decidere finalmente come affrontare con soluzioni stabili e definitive la sua innovazione, riqualificazione ed integrazione nel contesto urbano.

Allora, quaranta anni fa, e oggi. Parallelismi e differenze

I diversi interventi dei protagonisti della rassegna del 1979 hanno messo in luce che, a 40 anni dal restauro e a 30 dall’apertura, c’è ancora molto da fare e che gli obiettivi proposti allora non sono stati tutti raggiunti. In questi ultimi anni, certo molto è stato fatto: il Museo del ‘900 napoletano, la biblioteca Molaioli, le molteplici opere d’arte installate, ma sono presenti ancora troppi uffici, nessun Museo della storia del Castello per esempio. Infine, andrebbe ripensato l’uso del contestato auditorium, raramente abitato.

Rispetto alle invocazioni Dal Forte Sant’ Elmo alla Città, dalla Città al Forte Sant’ Elmo della Rassegna del 1979, di continuità con la città, con la sua storia ce n’è poca. Se di parallelismo si può parlare, occorre puntare il dito sulle possibilità non colte e poche sono le differenze da registrare.

Rispetto a ieri cosa può dirci in merito alla 'presenza' dei giovani?

Il senso di partecipazione alle iniziative negli anni ’70 era molto sentito, come il desiderio di scoprire la parte non contaminata dalle auto della città (le scalinate delle colline per esempio, vedi l’iniziativa Napoli a Piedi del 1978).

Si esponevano pensieri e opere d’arte spontaneamente, senza nessun avviso (allora non esisteva internet) ed era un modo di essere presenti molto partecipato, nonostante l’ormai riflusso politico alle porte scoppiato poi negli anni ‘80.

Oggi, su questi specifici argomenti i giovani sono alquanto assenti. Mentre sui temi generali relativi all’ ambiente sono più attenti e penso non sia ancora chiaro per loro che il problema ambientale, e quindi della qualità della vita, riguarda sia la dimensione terrestre, ma anche quella dello spazio immediatamente fuori dell’uscio di casa.

E con l’augurio e la convinzione che il “ricordare”, conoscere le esperienze precedenti sia importante e necessario per costruire con ottimismo e volontà un futuro migliore, invitiamo tutte le lettrici e i lettori a proporre, presentare in favore del Forte nuove idee di partecipazione e cittadinanza, anche contattandomi, tramite QdN.