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Chiaia: strade e marciapiedi in situazioni pietose

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Vac 'e Press

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Chiaia è il mio quartiere, ci sono nato e ci vivo. La tristezza mi assale ogni volta che esco di casa: cosa è successo all’antico quartiere residenziale?
Il quartiere dei Consolati, delle ville, e dei palazzi Liberty; il quartiere dove architetti ed ingegneri del calibro di Lamont Young e Ulisse Arata, tanto per citare i primi che mi vengono in mente, hanno costruito palazzi e ville che compaiono sui testi di architettura?


Le strade e i marciapiedi, come, del resto, in tutta la città, sono una groviera. Le buche, alle volte vere voragini, mentre sono un attentato per i semiasse e le sospensioni delle auto, per i motorini, possono essere mortali. E chi ha buona memoria, sa che non esagero affatto: è già successo. Si gridò allo scandalo, cercando, come sempre un capro espiatorio, ma poi tornò tutto alla normalità. Se questa situazione può chiamarsi “normalità”!

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E allora, mi potrebbe chiedere il primo lettore di queste righe, perché parlo solo di Chiaia, visto che è una situazione diffusa, divisa, ahimè, da tutta la città?
Non è solo la nostalgia per quello che era il salotto buono di Napoli, mi piacerebbe ricordare a chi di dovere, che essendo ancora la zona residenziale per antonomasia, è anche quella con l’IMU più alta.

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Mi sembra di essere troppo retorico, ponendo l’eterna e oramai (sigh) banale domanda: dove vanno a finire i nostri soldi?

Quindi vado oltre, e segnalo, che oggigiorno, è pericoloso camminare anche a piedi, perché persino i marciapiedi sono diventati dei campi minati, dove bisogna camminare, ben attenti.

Un vero slalom tra buche, monconi di pali segnaletici tagliati, e lasciati lì, trappola per anziani, bambini e distratti.

E, attenzione, non voglio essere allarmista, ma ci si può far male sul serio, il moncone è spesso acuminato. Basterebbe un po’di attenzione, di mestiere ben fatto o di semplice cura in ciò che si fa, e non dico cementarlo (troppa grazia), ma una martellata ben assestata con il mazzuolo, per eliminare, almeno le asperità.

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E i rifiuti, e non dimentico gli escrementi di cani, animali senza colpa, non raccolti, lasciati lì, in bella mostra, tanto che fa! Camminare per le strade di Chiaia, che si tratti di via Crispi o via Giordano Bruno, della centralissima via Colonna, o la più nascosta via Martucci, è a rischio e pericolo dei cittadini.

Strade e percorsi pedonali, che dovrebbero essere rifatti d’accapo, vengono, quando siamo fortunati, rattoppati, ed è un nuovo sistema, non certo teso al risparmio. A conti fatti, dieci pezze di asfalto o che altro materiale venga usato, costano di più che il lavoro radicale.

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A patto che sia fatto bene, s’intende, senza cementare tombini ed automobili posteggiate. Forse c’è un certo senso artistico che mi sfugge, perché ormai, alcuni marciapiedi rassomigliano più a dei “patch-work” di artisti sconosciuti, che ad una strada. Deve essere una nuova forma di “street-art”.

Le scalette pubbliche, fiore all’occhiello della nostra città, e presenti ovunque sul territorio urbano, degradante dalla collina del Vomero, verso il mare ed il centro, a via Schipa, qualcuno ha preferito chiuderle, piuttosto che togliere l’erba che vi cresceva incolta, e che con il tempo, scalzando i basoli dei gradini, le aveva rese impraticabili.

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Quindi, per eliminare il problema, meglio chiuderle. Sarà stata la stessa persona, che ha preferito abbattere le querce sane, poco distante, a corso Vittorio Emanuele all’altezza del villino Di Leva, piuttosto che correre il rischio che cadessero. Peccato che erano sane, niente affatto pericolanti. E non parliamo degli scempi floreali in altre zone, stiamo parlando di Chiaia.

Anche la TARSU è cara in questo quartiere, ma sembra non interessare a chi di dovere (sempre questa misteriosa entità), quindi, si lo so, anche in altri quartieri, non sto facendo la vittima, è raro trovare un cassonetto, per qualsiasi tipo di rifiuto e raccolta, che non abbia attorno un alone di spazzatura.

Certo, deve essermi sfuggito il significato di queste briciole, di queste inezie, che come scogli attorno all’isola principale, hanno una funzione specifica, cioè di indicare che tipo di rifiuto bisogna gettare lì.

Che sbadato, mi era sfuggita la finezza.