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Può vivere Napoli solo di turismo?

Scritto da Mariano D'Antonio Il . Inserito in Vac 'e Press

Centro direzionale di Napoli

All'inizio dell'anno nuovo torna a proporsi il ruolo del turismo, l'industria dell'accoglienza, nell'economia napoletana. Le attività economiche che si sostengono alla presenza e alla spesa dei visitatori, sono cresciute notevolmente nella capitale partenopea in questi anni. La città non è solo un punto di transito per altri territori (la penisola sorrentina, la costiera amalfitana, le isole di Capri e Ischia, i campi flegrei).

E' anche un territorio che attrae e trattiene turisti italiani e stranieri i quali visitano musei e gallerie d'arte pernottando per alcuni giorni. L'offerta di alloggi a buon mercato, di ristoranti, pizzerie, tavole calde, è cresciuta dando vita a punti di ristoro stabili, dando lavoro a cuochi, camerieri, fornitori. La stagione lavorativa si è allungata per migliaia di persone che portano a casa salari sufficienti per una popolazione la quale per anni viveva di espedienti, al limite della miseria.

Ci si chiede: quanto durerà questo cambiamento? Quali problemi bisognerà affrontare perchè la miniera dell'industria dell'accoglienza continui a generare lavoro e benessere per i napoletani? I problemi più vistosi sono quelli del traffico, dell'inquinamento e dell'igiene urbana. Seguono la sicurezza delle persone e connessa alla sicurezza c'è la gestione dell'ordine pubblico.

I tempi per attraversare la città in senso longitudinale e trasversale sono lunghi e faticosi perchè le strade sono strette e gli accessi mal regolati e poco controllati. Il traffico delle automobili private perciò è lento e inquinante. Il trasporto pubblico è scadente e mal coordinato. L'inquinamento dai gas di scarico colpisce tutte le fasce di età. Le strade sovente sono sconnesse, la rimozione dei rifiuti è saltuaria e inadeguata. Se i residenti sono rassegnati a queste insufficienze, gli stranieri che visitano la città, sono indotti a visitarla di striscio, magari ad attraversarla, ma poco attratti dal pernottarvi.

A tutto questo si aggiunge che Napoli è stata resa in questi anni una città più insicura dalla diffusione di alcol e di droghe specie tra i giovanissimi e dalla nefasta abitudine dei ragazzi di riunirsi in bande aggressive pronte a scatenare guerriglie, a maneggiare armi, a disturbare l'ordine pubblico.

La gestione di una città così fatta è un grande problema che impegna associazioni volontarie, strutture di recupero civile, persone disposte a prestare servizi non retribuiti, per consolidare con lavoro e impegno civico le relazioni di civiltà e di soccorso ai cittadini più deboli.

Senza quest'impegno non si risolvono i problemi più acuti della convivenza umana. E il turismo rischia di rimanere a Napoli una pennellata superficiale di belletto che copre appena le crepe dello sfascio sociale.