fbpx

“Meglio Non Sapere”, di Titti Marrone.

Scritto da Francesco Verdosci Il . Inserito in Letteratura

Titti Marrone

Quest’anno, in occasione della Giornata Della Memoria 2020, QdN vi invita a riscoprire una delle opere più toccanti, sferzanti e commoventi sul tema della Shoah degli ultimi 10 anni: “Meglio Non Sapere”, della giornalista partenopea Titti Marrone ed edito nel 2014 da Laterza Edizioni. È un treno a rapire i tre bambini – insieme alle loro madri - protagonisti di questa storia tanto drammatica quanto avvincente. Ed è sempre un treno che ne restituirà solo due nel dicembre 1946.

La Storia delle due sorelline triestine Andra e Tatiana Bucci (rispettivamente di appena 4 e 6 anni) e del loro cuginetto napoletano Sergio De Simone (anch’egli di soli 6 anni) è stata portata alla luce soltanto nel 2004 ed è subito divenuta una delle pagine più note ed al contempo più tristi ed oscure di tutta la vicenda dei bambini ebrei italiani perseguitati ed internati dal nazifascismo nei campi di concentramento.

Tra L’esser portati via e l’essere restituiti, tra l’infanzia spezzata ed il doloroso ritorno ad una parvenza di normalità, c'è dunque l’inferno indicibile del campo di sterminio di Auschwitz. Le due bimbe – che divenute adulte saranno e sono tutt’ora intervistate spesso – diverranno le più giovani italiane sopravvissute all’atroce realtà quotidiana dei lager nazisti, mentre il piccolo cuginetto Sergio sarà praticamente da subito selezionato dagli pseudo-scienziati del campo di concentramento come cavia per alcuni tra i più crudeli esperimenti medici che lo porteranno alla morte.

Meglio Non Sapere titti marrone 01

La penna giornalistica di Titti Marrone intinge la sua delicatissima punta nel nitore delle lacrime ed alle lacrime disperate e commosse conduce il lettore fino all’emozionante finale, passando dal campo di concentramento al ritorno a casa ed alla difficile sopravvivenza dopo aver superato l’incommensurabile orrore. La narrazione si fa estremamente toccante non solo per l’indubbia qualità dell’ars letteraria di Titti Marrone e della tristezza dell’intera vicenda dell’internamento nazista ma anche e soprattutto perché è la storia del trauma del ritorno, del non ricordare ormai più nulla della loro famiglia d’origine e del recupero, nell’immediato dopoguerra, fatto da Anna Freud in Inghilterra, dei bambini sopravvissuti ed orami indelebilmente traumatizzati.

Titti Marrone Meglio non sapere copertina

Questa spettacolare opera di Titti Marrone - caratterizzata da un sostrato di giudizio morale, silente e mai urlato, di cui si percepisce la fortissima presenza durante tutto lo svolgersi dell’intreccio narrativo - è un racconto quanto mai potente, che è prepotentemente divenuto una tappa fondamentale nella letteratura della Shoah – italiana in particolare - degli ultimi anni. Per ricordare chi non è tornato e chi invano per anni l’ha aspettato; per non dimenticare mai quel che è stato e che potrebbe ancora essere; per ricordare l’immane sforzo di chi nonostante tutto e tutti non smette mai di raccontare e raccontarsi, facendosi e facendo memoria incancellabile nei cuori e nelle anime dei lettori.

Buona Lettura e soprattutto Buona Memoria