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Elezioni Regionali in Emilia-Romagna: la ricostruzione di un campo

Scritto da Giovanni Oliviero Il . Inserito in Vac 'e Press

bonaccini

Domenica è stata la giornata che può segnare la svolta. La vittoria in Emilia-Romagna, dove il centro sinistra ha prevalso con un risultato netto, segnato da radici elettorali profonde e nuovamente stabili. Possiamo affermare con certezza che è il risultato che archivia la sconfitta del 4 marzo 2018.

Il voto di domenica rafforza sicuramente il governo ed il PD, restituendo credibilità soprattutto agli interpreti locali. Non ci deve però sfuggire il risultato calabrese anche se macchiato dal fatto che si usciva da una stagione di governo che presentava molte ombre e, nonostante questo, il PD è il primo partito calabrese.
È l'inizio di un nuovo percorso e di un ritrovato PD? Probabilmente sì.
è chiaro però che a questi dati positivi e quasi di giubilo se ne aggiungono altri non proprio confortanti sui quali è inevitabile interrogarsi.

La vittoria emiliana, segnata da una fiducia elettorale per il governatore uscente pari al 51,3%, ci presenta però una Lega votata da più del 30% degli elettori.
Un dato clamoroso: nella regione storicamente più "rossa" d'Italia -assieme alla Toscana- un partito intollerante, irrispettoso della prassi istituzionale e privo di buon senso è scelta da quasi 2 emiliani su 4.
Ai cinefili e agli storici, dopo aver letto i dati della Lega, sarà venuta in mente una scena di Novecento di Bertolucci: "La genesi del fascismo".
Fu lì, in quella terra, che grazie alle paure del ceto borghese e dei latifondisti, iniziò a germogliare il seme del fascismo.

Ed è lì che è scattata la scintilla: domenica abbiamo avuto la dimostrazione che Matteo Salvini non è invincibile. Nonostante i citofoni e le uscite poco istituzionali gli emiliano-romagnoli hanno scelto la continuità, il buon governo, l'altra Italia.

Uno degli elementi prevalenti di questa campagna elettorale è stato il fatto, per il governatore uscente, di non incappare nella logica dei risultati raggiunti bensì chiedere il consenso portando speranza, la narrazione di una Emilia migliore. Una strategia vincente, la stessa che portò Maurizio Valenzi ad essere rieletto sindaco di Napoli con lo slogan "Fare ancora meglio, fare di più!".

La vittoria emiliana è il sintomo che il lavoro avviato da Zingaretti va nella giusta direzione: la sinistra se è larga, unita e capace è competitiva e vincente. È la strada giusta, magari quella per cambiare veramente il Paese.