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“Malacqua”, di Nicola Pugliese: Un Capolavoro Riscoperto e Riedito a 43 dalla prima Edizione.

Scritto da Francesco Verdosci Il . Inserito in Letteratura

malacqua nicola pugliese

Questo è il racconto di un racconto, dalla prima edizione ben 43 anni fa al ritorno alle stampe ed in procinto di esser trasposto su pellicola. È quasi come se ci fosse un romanzo nel romanzo, basti pensare che il primo ad accogliere il manoscritto del giornalista partenopeo Nicola Pugliese fu nientemeno che Italo Calvino che all’epoca, nel 1977, era editor per la casa editrice Einaudi. Poi la proposta dell’editore di revisionare la prima stesura – così sfrontata, dirompente, coraggiosa, profetica – e la risoluta risposta del suo autore “o così o niente”, che infine convinse Einaudi a pubblicarlo.

Si decise persino di portarlo in ristampa dopo il grandioso debutto ma l’ombroso Nicola Pugliese si rifiutò, forse spaventato dalla sua stessa “profezia”. Fu solo alla sua morte che l’editore napoletano Tullio Pironti decise di ripubblicarlo ed ora arriva nelle librerie di tutto il mondo diventando immediatamente un caso quale uno dei più letti ed apprezzati bestseller distopici del secolo e dunque una seconda vita ed un gigantesco quanto inaspettato successo dai bookstore nostrani a quelli del Regno Unito fino alla Romania, dalle librerie della Germania alla Grecia passando per la Finlandia ed i paesi baltici. Nicola Pugliese, intellettuale e giornalista partenopeo che aveva seguito le orme del padre giornalista, insoddisfatto del suo impiego al quotidiano napoletano “Il Roma” ed ispirato da un fatto di cronaca napoletana (in quel periodo si occupò personalmente della vicenda di alcuni crolli e sprofondamenti avvenuti in città a via Tasso e Via Aniello Falcone e che erano costati la vita ad una decina di persone) scrisse in soli 45 giorni quella che si rivelò essere un’opera quasi profetica oltre che una delle pagine più belle ed emozionanti della letteratura italiana di fine novecento.

“Malacqua” racconta quattro giorni di temporali scroscianti, infiniti, che si abbattono su Napoli, “in attesa che si verifichi un accadimento straordinario”. La Napoli descritta dall’ineffabile penna di Nicola Pugliese fa da epico contraltare a quell’altro capolavoro immortale che fu – ed è tutt’ora – il “Ferito a morte” di Raffaele La Capria nelle cui pagine si racconta sempre di una Napoli in perenne attesa, questa volta non di una catastrofe ma di un “Miracolo” che possa tornare a far splendere e risplendere al sole tanto la città quanto i Napoletani tutti.

malacqua copertina

Il protagonista del romanzo è Andreoli Carlo di professione giornalista – vero e proprio alter ego dell’autore - che, con il malinconico disincanto dell’osservatore di fatti e raccoglitore di testimonianze, appunta sul proprio diario tutti gli eventi inquietanti e misteriosi che si susseguono in quei quattro giorni di pioggia e che scuotono definitivamente ed intrecciano indissolubilmente le vite dei napoletani, in particolare quella del protagonista il quale, come gli altri personaggi, viene chiamato sempre per cognome e poi per nome come nei verbali delle forze di polizia.

Solo che - esattamente come accade in quell’altro capolavoro della letteratura italiana ovvero “Quel Pasticciaccio Brutto di Via Merulana” di Carlo Emilio Gadda - il “giallo” che va dipanandosi in quei quattro apocalittici giorni resterà senza neanche l’ombra di una soluzione. A mesta conferma che la possibilità di chiarire tutti i nessi della misteriosa vicenda e dunque di trovare una soluzione univoca ed inconfutabile allo sfiorato disastro ambientale in un mondo così estremamente confuso, sfaccettato e complesso, è pura illusione.

malacqua nicola pugliese bianco e nero

“E’ sulla città questo velo di pioggia e si avvertiva l’attesa, quest’attesa sfibrante come agonia d’animale, viva e densa come sangue che esca interminabile”.

Già solo da queste vibranti immagini si può apprezzare la lacrimosa meraviglia di una Napoli che si sta liquefando e che osserva impotente l’acqua che penetra nel terreno disintegrando le strade – una città cupa quasi come quella dei racconti di Elena Ferrante – e che viene abilmente descritta dall’autore tramite un realismo ai limiti dell’estremo ed una prosa che potremmo definire quasi soffocante ed ipnotica che sferza sulle pagine con uno stile tanto diretto ed essenziale quanto ricercato ma mai troppo baroccheggiante od estremamente evocativo dei misteri, delle superstizioni e degli incantesimi tipicamente napoletani che richiamerebbe tale tipo di racconto.

Buona Lettura.