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CON GLI OCCHI DEL PRINCIPE. Il progetto Sansevero in BLU

Scritto da Rita Felerico Il . Inserito in Linea di Confine

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L’iscrizione  sulla lapide del Principe Raimondo de Sangro, settimo Principe di Sansevero recita: “Uomo straordinario predisposto a tutte le cose che osava intraprendere […] celebre indagatore dei più reconditi misteri della Natura”. Fabrizio Masucci - direttore del Museo Cappella Sansevero – nell’aprire la conferenza stampa di presentazione del progetto Sansevero in BLU, dedicato a persone con disturbo dello spettro autistico ( DSA ), non a caso ricorda l’interesse del Principe per l’ideazione di un linguaggio universale.

Ne la Lettera Apologetica – opera del 1751, considerata ‘pericolosa’ e messa a bando dalla Chiesa - Raimondo documenta infatti l’efficacia di un “antico sistema comunicativo in uso presso gli Incas del Perù, i quipu, nodi fatti con cordicelle variamente colorate, di cui la civiltà precolombiana si era servita per registrare conti o avvenimenti “, un vero e proprio linguaggio legato simbolicamente ad un processo logico / emotivo; e ancora sottolinea come nella stessa opera , la Lettera Apologetica, Raimondo abbia inventato il punto ironic , antesignano a tutti gli effetti degli emoticon. Maria Alessandra Masucci, Consigliere d’Amministrazione del Museo e Responsabile dei Progetti per l’accessibilità,  a fine conferenza afferma:

Le due iniziative messe in campo dal Museo, Sansevero in BLU e Sansevero in LIS (n.d.r. visite guidate per sordi ) volte alla realizzazione di percorsi di inclusione che desiderano rispondere ai bisogni di conoscenza e partecipazione di ‘ persone speciali ‘ , le sento moltissimo, sia come persona che come cittadina e Consigliera. Non sono e non le vivo solo come un dovere sociale, ci credo, credo nel loro valore, nei valori che possono trasmettere e nell’idearle, nel procedere verso la loro realizzazione, ho avuto conferma che va concretizzandosi ogni volta un diverso, ricco percorso di scambio : io cerco di arricchire gli altri con ciò che posso offrire e gli altri arricchiscono me, insegnandomi continuamente nuovi modi di comunicazione, nuovi linguaggi per dialogare , ascoltarsi e comprendersi”.

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Con gli occhi del Principe i due giovani eredi non solo hanno reso il Museo uno dei luoghi più visitati al mondo, il fiore all’occhiello di un flusso turistico senza precedenti, ma danno vita a progetti di rilevante spessore culturale e sociale. Sansevero in BLU nasce con la collaborazione della Cooperativa Sociale “Il Tulipano”, specializzata nell’offrire servizi e attività per persone con disabilità cognitiva (è attivo presso il Museo Archeologico di Paestum, Elea Velia e con il Museo Madre è in strutturazione un progetto di fruizione ) del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università FedericoII, del Dipartimento di Architettura della Federico II e del Dipartimento di Scienze Motorie e del Benessere dell’Università Parthenope. Giovanni Minucci, de IL Tulipano, parlando del progetto lo indica come positivo traguardo rispetto all’obiettivo che la Cooperativa si prefigge:

favorire l’incontro con l’arte come strumento di comunicazione con se stessi e gli altri, di condivisione delle emozioni per sentirsi (da parte di questa utenza) attori e protagonisti attraverso l’esperienza museale.

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È un positivo successo confermato anche da una madre, la quale dichiara che molto spesso questi ragazzi ‘diversi’ sono come trasparenti, inesistenti rispetto alla realtà che li circonda, non considerati come soggetti dialoganti e pensanti. E dell’importanza dell’acquisizione dello spazio/museo parla l’arch. Michelangelo Russo, direttore del Dipartimento di Architettura, vista sia come esperienza di riconoscimento identitario sia come percorso che includa nel suo uso accoglienza e inclusione per tutti, secondo il concetto di pari opportunità e accenna anche all’esperienza formativa e didattica che la Facoltà sta portando avanti all’interno delle carceri.

Interessante la testimonianza del prof. Andrea Soricelli direttore del Dipartimento di Scienze Motorie, che ha insistito sulla opportunità data da questo progetto per percorrere nuove strade di ricerca. Uno studio variegato che ha impegnato più soggetti e più discipline il cui frutto è l’Agenda Visiva, uno strumento non di terapia, ma di conoscenza – precisa Maria Alessandra Masucci- che può essere adoperato da famiglie ed insegnanti come un attrezzo di lavoro: si possono infatti scegliere due percorsi di visita (A o B) a seconda dei ‘ bisogni speciali dell’utente’.

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Lo chiarisce Minucci nel descrivere la visita – della durata di 40/50 minuti circa - indicandone tutti i passaggi, dall’iniziale compilazione di una scheda attraverso la quale si personalizza la visita dell’utente a seconda delle sue capacità e bisogni, al successivo momento di adattamento allo spazio e all’atmosfera museale, proseguendo verso la fase esperienziale vera e propria costruita così su una motivazione personale ad hoc, quindi partecipata e infine al momento finale fondato sulla capacità di comunicare e condividere l’esperienza logico/emotiva appena vissuta (indicazione di un emoticon ).

L’Agenda quindi è frutto di una ricerca attenta e precisa, che può aprire prospettive di futura produzione. Il tempo, grazie a queste iniziative ed alle prospettive che si aprono, fra noi e il Principe sembra essersi ridotto nella distanza e bello è ricordare una celebre frase di Charles Dickens: “Il tempo. Il più grande e il più antico di tutti i tessitori. Ma la sua fabbrica è un luogo segreto, il suo lavoro silenzioso, le sue mani mute”, sta a noi dare voce.