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Il linguaggio dei gesti, la nostra risorsa contro il Coronavirus

Scritto da Mariano D'Antonio Il . Inserito in Vac 'e Press

Un gesto semplice ma efficace

I napoletani possono ricorrere al linguaggio dei gesti in questi giorni in cui impazza il corona virus, la potenziale infezione temuta in Italia. Se è sconsigliato dai medici di stringersi la mano, non è proibito comunicare gesticolando a breve distanza. Nella nostra città c'è una lunga tradizione nel ricorrere ai gesti per comunicare opinioni e sentimenti.

Un apprezzamento di cibi e bevande richiede, ad esempio, di ricorrere al dito indice della mano destra e di puntarlo sulla gota ruotandolo magari chiudendo gli occhi. Il disappunto invece si esprime al contrario sfregando il dorso delle dita di una mano sotto il mento. Questo gesto, si racconta in un libro, l'economista italiano Piero Sraffa lo mostrò al filosofo Ludwig Wittgenstein per contraddire la tesi secondo la quale ogni proposizione deve avere la stessa logica dello stato di cose che descrive.

Qual è la forma logica di quel gesto, chiese Sraffa al filosofo austriaco che non conosceva il linguaggio dei gesti usato dai napoletani. Nel suo secondo libro pubblicato postumo Wittgenstein riconosce il debito intellettuale che aveva verso Sraffa per il lungo scambio di opinioni intrattenuto con lui per anni quando entrambi risiedevano e lavoravano all'Università di Cambridge.

Torniamo alla dura realtà di questo secondo decennio degli anni 2000, quando facciamo i conti anche a Napoli con l'infezione del corona virus. Dopo la decisione del governo di ingabbiare i milanesi con un cordone sanitario che ne immobilizza gli spostamenti sul territorio, si è avviato un sensibile trasferimento di popolazione dalla Lombardia verso le regioni del Mezzogiorno. Giovani che da tempo vivevano a Milano e in altre città lombarde per motivi di lavoro e di studio hanno preso la strada per tornare a Napoli, a Bari, in Sicilia. Analogo flusso migratorio temporaneo se non definitivo avviene per gli impiegati che nati al Sud si erano trasferiti al Nord una volta vinto un concorso nelle amministrazioni pubbliche e oggi chiedono una licenza per tornare nelle città d'origine sperando di ottenere una proroga e poi una sistemazione definitiva.

La grande migrazione dal Sud al Nord avvenuta nei quarant'anni dopo la fine della seconda guerra mondiale rischia d'invertire la direzione spopolando il Settentrione di persone che hanno maturato in quell'area esperienze di lavoro nell'industria e nei servizi alla persona, nella pubblica amministrazione, persone che rientrate nelle regioni meridionali anticipano il pensionamento oppure si dedicano ai servizi di una società opulenta in un territorio, quello meridionale, che non è un'area ancora matura per questi servizi.

Anche per questo capovolgimento delle tendenze demografiche, dobbiamo sperare che il panico, la paura diffusa dell'infezione da corona virus si spengano rapidamente nell'arco di pochi mesi. Dobbiamo sperare che finisca la gara tra i partiti e i movimenti politici, la gara a nutrire e a cavalcare il panico della popolazione con provvedimenti di chiusura delle frontiere tra le regioni italiane.

Un governo responsabile, qualificato, credibile in tutte le sue articolazioni e le sue competenze, unitario, è la soluzione auspicabile. Altre presunte soluzioni attivano il fuoco del discredito sulla politica e ravvivano le spinte centrifughe che aumentano le crepe dell'assetto sociale.