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Tutti a casa: attenti alla depressione

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Oramai siamo in piena crisi. L’emergenza si sente, reale. Non è una semplice notizia in televisione, ma qualcosa di solido, palpabile e concreta. E siamo tutti chiamati a dare il nostro contributo, che nel maggiore dei casi non è difficile: si tratta semplicemente di restare tappati in casa, ed uscire solo per motivi veramente importanti.

E sappiamo quali sono, chi avesse bisogno di capire le priorità, non deve fare altro che ascoltare i messaggi in televisione, che, in questo momento più che mai, è perennemente accesa, onnipresente, in tutte le case. Ci martellano, ci bombardano, con le più elementari norme d’igiene, ma poi arriva il monito: non uscire!
Sembrerebbe la cosa più facile del mondo, c’è chi solo una settimana prima dell’arrivo di “corona” avrebbe fatto salti di gioia! Dio, come vorrei restare a casa stamattina! Chi non ha mai pronunciato queste parole?

Magari in una giornata uggiosa, se non proprio di pioggia, grigia e tetra. Noiosa. Voglia di lavorare zero, io resto a casa! Il sogno! Che meraviglia! Stiamo scoprendo che non è così. Sulle nostre spalle. A parte l’imposizione, che non è mai gradita, soprattutto ad un popolo di indole ribelle, come l’Italiano, ed il Napoletano in particolare; ma poi, il prolungarsi della cosa, siamo franchi, ci si sente un po’ come dei condannati. Chiusi in gabbia. Eppure bisogna farlo. Ed in questo momento tutti, sono ottimista, e ripeto, tutti, lo abbiamo capito.

Allora, dov’è il problema? Il problema è che non è affatto facile, quando diventa la norma. Una cosa è l’eccezione di una meravigliosa mattinata passata a casa, con la birbantesca sensazione di aver marinato la scuola, di aver rubato qualche salutare ora di sonno, e ben altra cosa è restarci tutto il giorno. E la notte! I giovani, non i bambini che staranno particolarmente soffrendo, ma quelli nati con face book ed i social, sono più abituati, ma i più “grandi”, i miei coetanei, quelli che hanno, ahimè, sempre deriso la generazione delle chat e del virtuale.

Quelli che vanno al bar, semplicemente a “vedere che si dice”, quelli che plaudevano “Nicolino esci! Va a tucca’ e’ femmine!”, ricordate? Bisogna farsene una ragione, cambiare abitudini, ripetono spesso le persone che, numerose, lanciano appelli, ben consci della difficoltà oggettiva della cosa, incitano a farlo, soffrendo per primi. Perché è innegabile, che il desiderio di una passeggiata, di veder qualcuno, gli amici, una boccata d’aria, sia forte e lo proviamo tutti. Girano su whatsapp e sui social storielle e barzellette, e questa è ottima cosa, perché ridere è il miglior rimedio contro la depressione. Stiamo su col morale, è la prima cosa che mi sento di dire e consigliare a tutti.

Che non mi stanco di ripetere agli amici con cui parlo al telefono. C’è chi soffre più degli altri perché non è abituato all’inerzia, c’è chi non sa stare solo, c’è chi desidera semplicemente gli spazi, gli ampi spazi che mancano in città, ed in questo momento non può andare a cercarli. C’è chi ha bisogno di un abbraccio, ed è un’altra delle cose più sconsigliate e criminalizzate, in quest’emergenza, e ne deve fare a meno. Ricordo un’altra campagna, contro la depressione, che incitava all’abbraccio. Che esaltava l’importanza di un abbraccio. Calore umano e fiducia a costo zero. Ma non è più così! Questa è un altro tipo di allerta, ed una delle cose più fastidiose è che non ci si possa confortare l’un l’altro, proprio con un abbraccio. Stringendosi. Stando vicini, come in tutti i momenti difficili. Adesso no. È un’altra cosa, un’altra prova. Quindi, combattere la depressione a tutti i costi, perché una persona depressa non funziona al cento per cento, e così un popolo depresso. Anche stando in casa, teniamo la testa occupata, il cervello in movimento. È fondamentale!


Mi sento di dare un piccolo consiglio a chi proprio non ce la fa a restare tappato tutto il giorno, e che gli integralisti non me ne vogliano. Si può fare del bene, in un momento così delicato, anche senza essere medici e infermieri, o avere denaro in abbondanza da potersi permettere grandi donazioni. Ci sono molte persone anziane, che non possono uscire, e non hanno i soldi per pagarsi una badante, fare la spesa per costoro, e fargli delle piccole commissioni, è uno splendido motivo per fare due passi. E non dico che spalanchi le porte del paradiso, ma serve.