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Storia di Salerno

Scritto da Antonio Capotosto Il . Inserito in Port'Alba

Salerno

Fondata dai Romani nel 197 a.C., Salerno nell'era cristiana fu esposta alle invasioni barbariche penetrate in Campania e, particolarmente contesa per il porto, alle conseguenze della lunga guerra greco-gotica (535-553).

Vide avvicendarsi le conquiste di Odoacre (476), Teodorico (493), Belisario, generale di Giustiniano (536), Totilia (542) e Narsete (553), successore di Belisario. Da allora, pur essendo retta effettivamente dai vescovi, rimase di diritto sotto la giurisdizione dell'impero d'Oriente fino a quando i Longobardi la incorporarono nel Ducato di Benevento (prima del 649).

Essi vi nominarono un gastaldo e ne valorizzarono il porto, tanto che ben presto fiorì per traffici e ricchezze e assurse a tale importanza da mal tollerare la soggezione a Benevento. Dalla conquista del Guiscardo fece parte del regno di Napoli e ne seguì le vicende. Tuttavia, conservò per circa un secolo e mezzo un ruolo di primo piano per la floridezza economica, per l'attiva partecipazione agli avvenimenti politici, per le tradizioni civili e culturali. Per una cinquantina d'anni fu anche la capitale dei possedimenti normanni di terraferma, fino a quando Ruggero II lì riunì tutti nelle sue mani e, assumendo la corona reale di Sicilia (1130), scelse Palermo come capitale.

Al passaggio del regno a Enrico VI di Svevia per il matrimonio con Costanza d'Altavilla, parteggiò per Tancredi di Lecce, pagandone il fio con la distruzione (1194). Sotto gli Svevi, nonostante una breve ripresa al tempo di Manfredi per opera di Giovanni da Procida, incominciò una lenta, ma inesorabile decadenza, che si aggravò con gli Angioini (1266). Due anni dopo il principato di Salerno divenne appannaggio dell'erede al trono. Nel 1442 passò col regno di Napoli sotto gli Aragonesi. Nel frattempo, dal 1419 era divenuta feudo di potenti famiglie, tra cui i Sanseverino che risvegliarono la sua economia. Nel 1590 pagando un riscatto cessò di essere feudo.


Ostile ai Borboni, aderì alla Repubblica partenopea (1799) e, dopo la Restaurazione, ai moti del Cilento (1828). Fu liberata da Garibaldi il 6 settembre 1860. Nel secondo conflitto mondiale, immediatamente dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, subì, con gravi danni, lo sbarco americano. Dal 24 aprile 1944 alla liberazione di Roma (4 giugno 1944) divenne sede del primo governo italiano di unità popolare, presieduto da Badoglio e formato dalla partecipazione dei partiti antifascisti del C.L.N., reso possibile dal cosiddetto compromesso di Salerno, col quale fu rinviata la soluzione del problema istituzionale alla fine delle ostilità.