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Due panieri sospesi

Scritto da Francesco Perillo Il . Inserito in Vac 'e Press

due panieri

Due panieri sospesi dal balcone di un vicolo del centro storico, uno accanto all'altro, che parlano. Uno colmo come la cornucopia del dio Nilo, l'altro vuoto, entrambi con un biglietto che riporta una frase di Moscati: "Chi può metta, chi non può prenda".

Raccontano l'anima antica di un popolo che ha attraversato le notti della sua storia tendendosi la mano, signori e plebei, piani alti e terranei, tutti accomunati dalla stessa strada, vicini di una vicinanza più forte del distanziamento sociale imposto da questi giorni interminabili. Panari calati sulla disperazione di chi ha perso tutto, compresa la voglia d'immaginare un futuro quando il contagio sarà domato. Calati sui basoli lucidi di sole e vuoti di passi, parlano nel silenzio del vicolo: uno dice "prendi", l'altro "riempimi".

Vuoto e pieno sono sempre state le due facce di questa città, come il nero e il bianco della maschera che la rappresenta. Da una parte la miseria di un mondo sommerso, un formicaio popolato da schiere di ultimi, ancora sostentati dall'economia del vicolo, da quegli espedienti di sopravvivenza con cui ogni giorno è guadagnato al precedente: oggi come ieri, negli stessi vicoli della Pelle di Malaparte, nella miseria del dopoguerra come in quella dei giorni del colera o del dopo terremoto.

Dall'altro il cuore di chi può, e non è solo il signore, il ricco, ma anche chi si sente meno povero e nel suo piccolo allunga la mano, mette un pacco di zucchero nel paniere. Proprio come, nello stesso giorno in cui una mano anonima ha calato i due panieri, ha fatto Edi Rama, il premier albanese, “Laggiù è casa nostra, non abbandoniamo gli amici in difficoltà”, ha detto, annunciando l’invio di 30 medici e infermieri: piccola Albania, paese più grande d’Europa!

Più di un decreto per curare l'emergenza, più di un reddito di quarantena, più dei miliardi che potrebbe pompare Europa, quei panieri alimentano la convinzione che "andrà tutto bene". Possiamo avere fiducia nella nostra capacità di venirne fuori, di rimetterci in piedi e riprendere a camminare, magari anche a cantare.

Quelli sono i vicoli di Pino Daniele e ci sembra di risentirne la voce. I vicoli di Giuseppe Moscati e sappiamo di poter tornare a toccarne la mano, come abbiamo sempre fatto alla sua statua nella chiesa del Gesù. Si rincorreranno le voci d'e creature, risuonerà il richiamo di Fortunato che tene ‘a robba bella. Mille culure occhieggeranno dai panni stesi. Carte sporche torneranno a brillare come diamanti sui basoli.