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Riflessioni sul Coronavirus

Scritto da Umberto Cortese Il . Inserito in Vac 'e Press

riflessioni covid 19

Provo a spiegarmi. Vi prego non mi assalite. E’ solo un ragionamento, ma soprattutto non è una polemica. Vorrei parlare del metodo e della paura, anzi delle paure. Credo che la gestione del Coronavirus sia basato sulle paure. Arriva un nemico invisibile, non lo conosciamo e gli diamo un nome perché il nemico deve avere un nome.

Se non ha un nome del resto non esiste. Lo chiamiamo Coronavirus. Devo ammettere lo trovo in se , già dal nome , minaccioso. Poi lo devo poter visualizzare, anche se piccolo devo farlo. Altrimenti che nemico è.

Devo ammettere che ha l’aspetto antipatico. Non ha un profilo: è una palla con delle escrescenze. E’ molto aggressivo, è letale specialmente verso i più anziani e verso chi ha patologie gravi….insomma se la prende con i più deboli. Nessuno lo dice , ma io la ritengo una grande fortuna: risparmia i bambini e i giovani. I governi dovevano avere dei protocolli per affrontare questa emergenza. Lo ha chiesto l’OMS e dovevano essere implementati. Fu chiesto dopo la Sars. Invece niente.

Ormai la politica non governa il lungo termine ma solo il breve e secondo i sondaggi elettorali. C’è qualcuno(Salvini e Meloni) che sostiene che se il sondaggio mette in minoranza la maggioranza eletta , quest’ultima si deve dimettere. In questo caso saremmo sottoposti ad una ingovernabilità perenne. Ma ritorniamo a noi. Oggi chi governa lo fa sull’onda dell’emergenza e la paura è il metodo. Non so se ne sia cosciente, ma lo fa.

Molti sostengono che se tutti gli stati reagiscono nello stesso modo vuol dire che quello è il modo giusto. Difficile da contrastare questo ragionamento, ma io ho qualche dubbio. Io sostengo che se io faccio come fanno tutti non sarò criticabile e non mi assumerò il rischio. Non assumersi il rischio in politica è importante. Posso uscirne con “ho fatto il massimo e tutti hanno fatto così”.

C’è qualche eccezione( Korea del sud e Giappone), ma le eccezioni non fanno la regola. Invece tutti abbiamo seguito con le sue varianti la strada cinese. I cinesi hanno soppresso il medico che aveva dato l’allarme (per paura. Il potere aveva paura). Quando il virus si è diffuso e non era più censurabile ha alzato muri attorno ai corpi perché dentro avevano il contagio.

Per paura ha chiuso tutti dentro un muro e tutti erano a loro volta chiusi nelle loro mura domestiche. Chissà che dentro quelle mura domestiche non si siano elevati altre mura: le camere. Non mi meraviglia la Cina ha la muraglia cinese, Trump alza il muro ai confini con il Messico, l’Europa dona soldi ad Erdogan per alzare muri.

L’unico luogo dove non puoi alzare ancora muri è il mare. Forse per questo lo amo. Le paure incoraggiano il pensiero unico. Perché? Perché il così fan tutti ci rassicura. Infatti in questa logica il pensiero unico non ammette dialogo e nega i miglioramenti che possono pervenire da chi la pensa diversamente. Il metodo diventa un win to lose e non un più produttivo win to win.

Dove voglio arrivare ? Voglio dire che nel trattare il Coronavirus non dovevamo permettere alla paura di governarci e soprattutto non dovevamo permettere ai governanti di costruire questo ambiente di paura. Non dovevamo costruire muri ma aprirci perché noi siamo più intelligenti del Coronavirus.