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Ultras: l'esordio alla regia di Francesco Lettieri

Scritto da Vitaliano Corbi Il . Inserito in Cinema & TV

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Il film "Ultras" sarebbe dovuto apparire in sala per tre giorni di marzo, ma il COVID-19 ha negato al giovane napoletano Francesco Lettieri di godere di un meritato, classico, esordio alla regia. Per fortuna "Ultras" è disponibile in streaming su Netflix dal 20 marzo.

 

La prima necessaria raccomandazione che mi sento di fare al pubblico è la seguente: non trascurare il film, ritenendo di avere scarso interesse nei confronti del mondo del calcio e della "sottocultura" ultras.
Rientrando personalmente in questa categoria di spettatori, e avendo osservato con attenzione le promo e i trailer del film, io come tanti altri, ci aspettavamo un prodotto appartenente a una tipologia di lungometraggi precisa e ormai consolidata nell'immaginario comune.

Mi riferisco a prodotti come "ACAB", del 2012, di Stefano Solima o per fare un esempio ancora più calzante, lo stesso "Hooligans" uscito nel 2006 con la firma di Lexi Alexander.
"Ultras" dava tutta l'impressione di voler ricalcare le orme dei film sopra citati, concretizzandosi in un qualcosa di già visto tante, forse troppe volte, ma soprattutto di risolversi in un prodotto di cui si conosceva il taglio e paradossalmente anche la storia, senza neppure avvertire il bisogno di fruirlo, con l'unica nota distintiva di essere "made in Naples".

"Ultras" è sorprendentemente tutt'altro, rivelandosi un film figlio di quel percorso artistico che ha fatto dell'estetica "indie" il suo cavallo di battaglia, dove il termine "indie" non evoca il tradizionale significato di "indipendente", bensì si riferisce a quel genere dotato di un determinato stile compositivo e di scrittura.
Francesco Lettieri è, del resto, colui che ha plasmato i videoclip musicali di gran parte della scena italiana underground, fin dal 2010, lavorando con una lista lunghissima di musicisti, tra cui: Calcutta, Noyz Narcos, Carl Brave x Franco 126 e primo fra tutti Liberato.

Lettieri ha perciò posto gli standard estetici del rock, rap e pop alternativo in Italia con i suoi video puramente indie.
Dal mio punto di vista, gli attacchi che "Ultras" ha dovuto subire alla sua uscita da una parte della critica nascono dal fraintendimento delle intenzioni di Lettieri, distanti dal voler trasmettere un contenuto consistente sugli ultras, utilizzati esclusivamente come contorno e background estetico di cui il regista è innamorato.
Potremmo riassumere sostenendo che si tratta di un lungometraggio dall'estetica "ultras", così come quando Lettieri nel realizzare i suoi videoclip per l'artista Carl Brave utilizza un'estetica "urban", o con il cantante Calcutta, un'estetica "gypsy", niente di più, niente di meno.

Intendiamoci, non mancano riferimenti al reale mondo della tifoseria napoletana, sarebbe impossibile l'opposto: riferimenti alle rivalità tra gruppi interni, alle morti dei componenti, a quei codici che però tutti conoscono, anche senza far parte degli ultras. Lettieri tralascia le precise dinamiche interne e privilegia gli aspetti artistici: la creazione degli striscioni, l'ascolto in quell'ambiente della musica rave-techno, poco commerciale e fuori moda, le inquadrature ricorrenti ai folkloristici tatuaggi dei tifosi.

Anche la violenza rappresentata è la violenza degli ultras per come si manifesta, senza il tentativo di tematizzarla, ricorrendo a motivi determinanti o fili conduttori inattacabili.

La storia è una storia d'amore, quella tra Sandro Russo, vecchio capo ultras interpretato da Aniello Arena, e Terry (Antonia Truppo), inframezzata dal rapporto paterno e controverso di Sandro nei confronti del giovane tifoso Angelo (Ciro Nacca), ossessionato dal vendicare il fratello ucciso.

Tutto il resto, tutto il contorno estetico, rende la visione del film "Ultras" molto simile alla visione di un videoclip "indie" più lungo e prestigioso del solito.