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Emergenza Covid-19, il Senato approva all’unanimità lo stanziamento di tre milioni di euro per i centri antiviolenza

Scritto da Elisabetta Di Fraia Il . Inserito in Il Palazzo

lorena quaranta

“Ora più che mai bisogna dimostrare responsabilità e amore per la vita. Abbiate rispetto di voi stessi, delle vostre famiglie e del vostro Paese. E ricordatevi di coloro che sono quotidianamente in corsia per curare i nostri malati. Rimaniamo uniti, ognuno nella propria casa. Evitiamo che il prossimo malato possa essere un nostro caro o noi stessi”.

Sono queste le ultime parole pubblicate su Facebook da Lorena, studentessa di medicina all’ultimo anno. Si preoccupava degli altri, si premurava di fare a tutti quelle raccomandazioni che riempiono, da settimane, questi nostri giorni. L’emergenza e il contagio si fermano così, rimanendo a casa. Lorena però in quella casa è morta, uccisa dal suo compagno, nell’ultima giornata di marzo.

Il suo non è il primo femminicidio accaduto in Sicilia al tempo del Coronavirus. Il suo nome si aggiunge a Larisa (4 marzo), Barbara (10 marzo), Bruna (13 marzo), Rossella (19 marzo). Una lista lunga, in continuo tragico aggiornamento. Una lista che testimonia per l’ennesima volta che questo Paese non riesce a proteggere le donne da compagni molesti, che restano liberi di usare violenza fino a ucciderle.

Le donne continuano a morire in Italia per violenza maschile anche se sono giovani, istruite ed economicamente indipendenti. Un problema dalle indubbie origini culturali che fonti ufficiali hanno definito a diffusione strutturalmente globale fin dal lontano 2002. Oggi l’emergenza è reale e si annida dentro a una drammatica contingenza.

Le misure di distanziamento sociale espongono le donne a rischi incommensurabili. A questo bisogna aggiungere due dati molto preoccupanti: molte case rifugio non accettano nuovi ingressi, a tutela delle ospiti che già vi sono ricoverate e le donne rinchiuse in casa con i loro aguzzini non chiedono aiuto. Questo quadro allarmante ha portato la commissione femminicidio, presieduta dalla Senatrice PD Valeria Valente, a proporre degli emendamenti al decreto Cura Italia approvati ieri in serata all’unanimità dalla Commissione Bilancio.

Ecco, quindi, che vengono stanziati immediatamente tre milioni di euro in più per permettere ai centri antiviolenza e alle case rifugio di affrontare l’emergenza Coronavirus e accogliere altre donne. Si tratta di modifiche importanti condivise da tutte le forze politiche e dal governo e questa trasversalità è un altro grande risultato che fa ben sperare anche per il futuro.

«Abbiamo ottenuto – riferisce Valeria Valente- modifiche di legge importanti. Gli incontri protetti dei minori potranno avvenire solo da remoto, per non mettere a rischio la salute psicofisica dei bambini e delle bambine. Più importante: l’allontanamento dell’uomo maltrattante dalla casa famigliare dovrà diventare una misura prioritaria e ordinaria, e solo in seconda battuta si dovrà pensare ad allontanare invece la donna con i figli. La legge vigente prevede già questa possibilità, che però non viene utilizzata a sufficienza e per questo la Commissione Femminicidio ha raccomandato agli organismi preposti un intervento. Quello che abbiamo ottenuto nel decreto Cura Italia è che sia chiaro che le udienze di convalida dei provvedimenti di allontanamento dell’uomo maltrattante si terranno nonostante l’emergenza in corso».