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La data della Pasqua perché non è fissa?

Scritto da Maddalena Maria Sorbino Il . Inserito in Port'Alba

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Molti si chiedono come mai il giorno dedicato alla Santa Pasqua è ogni anno differente.


Ciò accade perché la Pasqua cristiana si fissa in base al calendario lunare e si celebra la domenica successiva alla prima luna piena di primavera. Dunque può cadere in un arco di 35 giorni: dal 22 marzo (nel caso sia plenilunio il 21 marzo, primo giorno di primavera e il giorno successivo sia domenica) al 25 aprile (se il primo plenilunio è il 18 aprile e il giorno successivo è lunedì).

Il legame col calendario lunare deriva dal fatto che la Pasqua cristiana trae origine dalla Pesach (o pesah, ovvero “passare oltre”), ovvero la Pasqua degli ebrei in coincidenza della quale sarebbe avvenuta la Passione di Cristo.
Quest'anno la “nostra” Pasqua coincide con quella ebraica, celebrata il quattordicesimo giorno del mese nissàn, cioè in corrispondenza della luna piena di marzo-aprile che, diversamente a quanto si può pensare, commemora qualcosa di completamente diverso.
Gli ebrei ancora oggi utilizzano un calendario i cui mesi durano quanto un ciclo lunare (29 o 30 giorni).
Perciò, fino al II secolo, i cristiani celebravano la Pasqua il 14 nissàn per ricordare la morte di Gesù, che, secondo l’evangelista Giovanni, era avvenuta in quel giorno.
In seguito, prevalse il desiderio di celebrare la risurrezione del Cristo: nel 325 il concilio di Nicea, interpretando un passo di San Paolo, stabilì come data della Pasqua la domenica successiva alla prima luna piena di primavera. Di conseguenza, sono stabilite anche una serie di altre feste come la Pentecoste, che si celebra 50 giorni dopo, o le Ceneri, 47 giorni prima, che apre il periodo della Quaresima.

Nel libro dell'Esodo si narra che, quando gli ebrei erano schiavi in Egitto, un angelo della morte inviato dal dio degli ebrei, si fermò nelle case degli egiziani uccidendo tutti i primogeniti (si tratta dell'ultima piaga d'Egitto). Ma passò oltre le case degli ebrei, segnate con il sangue d'un agnello sacrificale. Alle prime luci dell'alba, il popolo ebreo, risparmiato dall'angelo del Signore, partì velocemente per scappare in Palestina. Ancora oggi la cena della vigilia pasquale ebraica commemora l'evento. Si mangia l'agnello (che ricorda il sacrificio) con erbe amare (che rammentano l’amarezza della schiavitù) e pane azzimo simbolo della fretta con la quale dovevano uscire dall’Egitto, fretta che ritroviamo anche nel modo in cui dovevano consumare quella cena: con i calzari ai piedi e con il bastone in mano, e mangiando di corsa.