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Coronavirus e l’informazione

Scritto da Umberto Cortese Il . Inserito in Vac 'e Press

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Avevo scritto in un mio articolo precedente, concludendolo “Noi siamo più intelligenti del Coronavirus”. Ne sono convinto, ma è mancato qualcosa: l’informazione.

Ma quando parlo di informazione mi riferisco a quella che canalizza l’opinione verso un ragionamento libero. Parlo delle grandi testate giornalistiche, le televisioni e le radio. Aggiungerei, ma meriterebbe un discorso a parte i social.

 


Lo storytelling parte dalla Cina che è evidente ha influenzato tutto quanto è accaduto dopo.
Le immagini e i racconti erano devastanti.
La scelta dei mass media era già confezionata: comunicare la paura.
Strade vuote, morti e bare. Numeri insignificanti in sè di morti e persone che arrivavano in ospedale. La Cina è una dittatura e sappiamo che conoscono molto bene cosa significa manipolare.

Improvvisamente però i nostri giornali di maggior tiratura, le televisioni nazionali smettono di fare domande scomode e diventano puri e semplici amplificatori e diffusori del regime cinese.

Io non sono un giornalista, ma qualcuno mi deve spiegare come possiamo fare informazione libera e aggiungo opinione se non ci è concesso di entrare fisicamente nella notizia e poter attraverso indagini giornalistiche chiedere, avere dati insomma procurare tutto quel materiale che ci aiuti a capire.
Io di fronte a ciò mi sono smarrito perché ho ravvisato subito una automutilazione della democrazia che è sostanzialmente rinunciare e vivere senza” La Verità”.
La democrazia è la possibilità di avere il dubbio.

Gli “scienziati” che oggi celebrano il lockdown estremo ci avevano raccontato, vedendo quelle immagini, che potevamo stare tranquilli che mai sarebbe arrivato da noi.

Invece il virus si è presentato. E i mass media? Invece di controllare, capire, domandare hanno cominciato ad essere dei bollettini di morte.
L’informazione si ripeteva come era avvenuto per la Cina, ma naturalmente con più dovizia di particolari e tutto girava attorno alla morte nei suoi aspetti più intimi.
I comunicati stampa ci dicevano quanti morti ogni giorno.

Qualcuno che ha tentato di dare una lettura diversa è stato zittito.
A mio avviso, da cittadino qualunque, è stata umiliata la democrazia e quello che abbiamo vissuto è stato un regime senza alcun contraddittorio.
Non ha comandato la scienza, che quando è opinione non si può chiamare tale.

Siccome credo sempre nell’intelligenza ci sarà modo di riflettere insieme su quanto è accaduto.
Vivo questo periodo della mia vita come un esperimento abominevole che ci ha insegnato come il diritto al ragionamento e quindi alla democrazia possa essere sospeso in nome della paura.

A qualcuno che mi chiede, ma così hanno fatto tutti rispondo ancora “non è un argomento”.
Le immagini che trasmettevamo dall’Italia non erano rassicuranti per nulla e molti dei partner europei anche lì hanno scelto la strada più sicura: così fan tutti (anche se con sfumature diverse).

Nessun giornalista, dico nessuno ha approfondito il caso Korea, Taiwan, Singapore, Vietnam etc. Forse li c’erano troppe domande scomode che avrebbero dato una dimensione diversa alla paura.