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"Woody Allen: a proposito di niente" l'autobiografia del maestro in libreria

Scritto da Vitaliano Corbi Il . Inserito in Cinema & TV

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Esiste un legame speciale tra il regista di Brooklyn e l'Europa, un legame che potrebbe essere il nocciolo di una bellissima storia d'amore.
Non stupisce che sia proprio l'Italia il primo paese ad aver avuto il lusso di leggere l'autobiografia di Woody Allen, grazie all'editore "La Nave di Teseo".


In un momento in cui gli Stati Uniti sembrano voler sminuire se non financo cancellare la memoria di uno dei più geniali maestri del cinema, al centro di accuse e polemiche che non sono da trattare in questa sede, Allen trova un porto sicuro nella nostra terra che gli resta infinitamente grata.

È perciò possibile, già dal 9 aprile, trovare nei negozi online o sugli scaffali di quelle librerie che hanno riaperto da pochi giorni i battenti, il libro che racconta la vita e il pensiero artistico, ma non solo, di uno dei giganti dello spettacolo cinematografico mondiale.

È la scrittura che Woody Allen esalta e individua come il dono migliore che potesse ricevere, quella scrittura che lo proietta già a quindici anni nel mondo dell'arte e poi alla scalata agli Oscar; la sua autobiografia è in realtà un tripudio di autoironia, la qualità-arma che lo ha da sempre contraddistinto e che lo porta a definirsi svogliato, indisciplinato, ma sempre nettamente distante da alcuni colleghi "tromboni".

Allen porta avanti una cinica e al contempo leggera dissacrazione della figura dell'intellettuale: ad esempio sostiene nel libro che quell'aria da dotto erudita gli è stata conferita esclusivamente dai suoi occhiali e da un'infarinatura di letture colte.

Sono poche le parole spese per i tecnicismi utili a portare avanti un'abilità registica "sublime", addirittura il Maestro dichiara, certamente con volontà di iperbole, di saper a malapena che bisogna togliere il tappo dall'obiettivo, prima di girare.

È avvilente che un atteggiamento del genere abbia irritato la critica: per primo il Washington Post che suggerisce di "usare il libro in caso di assenza di carta igienica", ma a dirla tutta risulta ancor più patetico il moralismo di quei recensori a cui non piacciono i complimenti alle donne-muse, ad esempio a Scarlett Johansson che Woody Allen definisce "non solo bella e talentuosa, ma anche sessualmente radioattiva".

Non c'è niente da aggiungere allo sconforto se non che la stessa Johansson ha difeso a spada tratta il regista per gli ennesimi attacchi perbenisti subiti.
Nell'autobiografia si parla anche di noi e del nostro cinema. In primis di Fellini, che Allen vede come idolo e riferimento, di Antonioni, di Storaro, il suo attuale, sofisticatissimo, direttore della fotografia.

In conclusione mi sembra che l'essenza di "Woody Allen: a proposito di niente", con la sua dichiarazione d'amore eterno alla scrittura, "first lady" indiscussa dell'arte, potrebbe essere racchiusa in una frase che il regista creò per il protagonista del film "Harry a Pezzi" ma forse anche per se stesso: "Tutti conosciamo la stessa verità: la nostra vita consiste in come scegliamo di distorcerla".