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Essere Graphic designer e mamma ai tempi del Coronavirus, una chiacchierata con Paola Mandile

Scritto da Angela Pascale Il . Inserito in Port'Alba

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All’inizio di questa pandemia mi è stato proposto un banner per il mio profilo facebook con la frase "Andrà tutto bene". Mi è piaciuto moltissimo, così ho deciso subito di utilizzarlo e smetterò di tenerlo solo quando questa drammatica emergenza sarà finita. Ho voluto però conoscere chi ci fosse dietro, non è stato difficile scoprire il nome dell’autrice, Paola Mandile, giovane grafica e mamma di San Giorgio a Cremano, ho deciso di scambiare quattro chiacchiere con lei.

 

Parlami di te. Quanti anni hai? Come è nata la passione per la grafica? Qual è la tua formazione e in cosa consiste il tuo lavoro?

Mi chiamo Paola, ho 26 anni e oggi sono una mamma graphic designer. Ho sempre avuto una mente creativa e una passione per il disegno (ero quella che a scuola scarabocchiava sui banchi per intenderci, ma poi cancellavo eh!), così ho scelto di intraprendere un percorso di studi che potesse assecondare la mia natura. Mi sono laureata in design e comunicazione, mi sono specializzata in grafica editoriale e mi sono formata in una delle agenzie pubblicitarie più importanti del meridione. Ho lavorato a diversi progetti editoriali e seguito l’attività social di molte aziende e attività commerciali, soprattutto nel settore del food.

Come è cambiata la tua vita professionale da quando sei diventata madre?

Poi sono diventata mamma, senza preoccuparmi troppo di quello che ne sarebbe stato del mio lavoro. Non ti nascondo che per un po’ non ho ricevuto più commissioni (solo un folle avrebbe ingaggiato una neo-mamma), ma questo non mi ha spaventato, avevo una nuova prospettiva davanti a me. Sì, perché ad un certo punto mi sono resa conto che mio figlio stava diventando la mia più grande fonte di ispirazione. Non potendo fare a meno del mio lavoro, ho iniziato a creare per lui e per i miei desideri da mamma. Questo ha fatto sì che una fetta dei miei potenziali clienti fossero proprio le mamme ed è a loro che oggi rivolgo gran parte del mio lavoro.

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Com’è essere una donna che lavora a Napoli? Cosa miglioreresti?

Napoli o si ama o si odia, e per quanto io conosca tutti i suoi limiti, non sono mai riuscita a farne a meno. Ho sempre pensato che è facile andarsene, difficile è restare e cercare di costruire qualcosa. Così sono rimasta, pur essendo al sud e pur essendo donna, che si sa, si fa sempre un po’ più fatica per emergere. Ora che sono anche mamma ho dovuto completamente reinventarmi, perché è ancora diffuso, ahimè, il pensiero che sia più conveniente uno stagista inesperto, che una mamma con un bel curriculum! Beh, se c’è una cosa che cambierei, è proprio questo.

Emergenza Coronavirus. Con la quarantena è venuta meno anche la rete familiare che da sempre aiuta le madri lavoratrici. Com’è cambiata, ancora, la tua vita? Cosa consigli a chi è in una situazione simile?

Questa quarantena sta mettendo tutti a dura prova. Io, che avevo l’aiuto dei nonni, in questo periodo ho dovuto fare i conti con l’essere mamma a tempo pieno, non che mi dispiaccia, anzi, ma le ore di lavoro si sono ridotte a quelle notturne! Il mio consiglio è innanzitutto di non farsi prendere dallo sconforto, abbiamo la possibilità di lavorare e allo stesso vedere crescere i nostri figli giorno dopo giorno, senza perderci proprio nulla, nemmeno una nuova smorfia o un nuovo insieme di sillabe, e questo è un dono; poi di crederci sempre. Il segreto per riuscire è credere fermamente in ciò che fai, in questo modo riuscirai a non vedere ostacoli davanti a te, nemmeno quelli grandi come una pandemia.

Raccontaci un aneddoto divertente della tua esperienza di madre lavoratrice!

Beh, credo che sia l’aneddoto più comune: per i primi mesi di vita di Matteo la mia posizione fissa era due mani alla tastiera del pc e una gamba al passeggino, per dondolarlo. Dopo un mese, avevo già un polpaccio bello tonico!

Sperando che arrivino presto tempo migliori, e dato il tuo talento professionale, diamo qualche consiglio a chi vuole approcciarsi, come te, al mondo della grafica.

È un settore che sembra apparentemente saturo, ma non lasciatevi scoraggiare, vi assicuro che il talento fa la differenza. Se pensate di essere portati per questo lavoro, studiate duramente e costantemente per diventare i migliori. Non abbiate paura dei fallimenti, perché vi faranno capire quello che non potete essere e vi spingeranno verso quello che siete veramente.