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Lettera di una docente napoletana a Vittorio Feltri

Scritto da Chiara Orabona Il . Inserito in Vac 'e Press

napoli feltri

Riceviamo e pubblichiamo la lettera, indirizzata al direttore di Libero, Vittorio Feltri, scritta da una docente napoletana, insegnante di italiano, Chiara Orabona. La Redazione

Gentile, “Altissimo”, Sig. Direttore Vittorio Feltri

La sua facies di uomo erudito, aristocratico, di nordica compostezza ed educazione, cela, in realtà, - senza neanche scendere troppo in profondità - un’anima infima e triviale (da far impallidire anche i più rozzi braccianti impiegati nei campi di pummaroli), misantropa e profondamente ignorante, a dispetto del ruolo e del potere che detiene.

 

Eh già, perché si intuisce che Lei, Illuminato e Illuminante (solo per gli ovini fruitori di programmi Mediaset come Il Grande Fratello e Uomini e Donne) Direttore di “Libero”, nel suo indiscutibilmente brillante percorso di formazione, avrà pure raggiunto alte vette, ma di certo non avrà mai coltivato discipline come l’amore per la σοφία e la µεσότης o la conoscenza della Storia.

La prima avrebbe dovuto ispirarLe il ripudio della ύβρις, di quella presunzione di superiorità e tracotanza che con tanta fierezza ostenta, non solo nei confronti dei Meridionali, ma - oserei dire - di tutti gli uomini “suoi simili”, ma da lei dissimili (Salvini e Sallusti eslusi). Ha mai riflettuto sul fatto che la Vita non offre a tutti i suoi figli le stesse possibilità? Che sia esclusivamente frutto del Caso, prima che del Merito e delle Capacità, che oggi Lei sia “Feltri”, occhialuto nella sua bella poltrona a sputare sentenze e propaganda? Bello immaginarLa nativo di Damasco o Mogadiscio, esilarante pensarLa mentre conduce le capre al pascolo o si inginocchia in una moschea. Magari avrebbe maturato un senso dell’Umanità più profondo di quello che attualmente ha.

La conoscenza della Storia avrebbe dovuto restituirLe il valore di appartenenza ad uno Stato Unitario, ad una Nazione, costruita col sangue e col sacrificio, che ha spezzato i recinti ed ha unito il Nord e il Sud in un rapporto paritetico, senza alcun vincolo di gerarchia o preminenza. Il solo evocarne le differenze o la “superiorità” dell’uno offende “tutti coloro che aprono gli occhi mentre vivono”. Un Sud, tra l’altro, che ha versato il suo tributo alla causa dell’Unità, depredato e saccheggiato, che “è servito”, ha fatto da cuscinetto, perché, oggi, gente come Lei - del Nord - potesse affermare con vanto di essere faro ed avanguardia della Nazione. In secundis, avrebbe dovuto dissuaderLa dal pensare e dal bollare i Meridionali come “Inferiori”, gli stessi che hanno respinto l’invasore Tedesco dalla loro terra.

Di quale Inferiorità parla, Lei, uomo del Lombardo-Veneto, dove le lande desolate abbondano, dove pastori e zappatori “prestati” alla Politica hanno affermato di “avercelo più duro”? Di quella culturale, storico-artistica o forse di quella tecnico-scientifica, giuridica, medica, gastronomica? E’ imbarazzante ricordare a Lei, uomo colto, detentore della Verità, sprezzante della mediocrità plebea in virtù di un’ ”altezza” legittimata dal merito e dalla Conoscenza, che dei coloni Greci provenienti dall’Eubea scelsero Cuma in Campania, e non Milano, come primo insediamento in tutto l’Occidente, culla della “Civiltà” odierna….peccato! E’ sufficiente la portata di questo evento per raffigurare la ricchezza, a valanga nei millenni, del Primato Culturale del Sud. Sarebbe, altresì, ridondante e meschino - la qual cosa mi farebbe apparire, al pari Suo, una campanilista e una razzista - ricordare quanto l’anima Meridionale sia intrisa ed imbevuta di arte, poesia, filosofia, letteratura, musica, scienza, tecnica, di ogni frammento possibile di humanitas, quanto sia eclettica e cosmopolita per aver accolto nel suo seno i tantissimi popoli che l’hanno amata.

Parla forse di Inferiorità strutturale o infrastrutturale? Di quella per cui moltissimi vengono a curarsi negli ospedali “rassicuranti” del Nord e molti sono parcheggiatori abusivi? Eh sì, a prima vista può far presa… la solita vecchia retorica! La verità è che, per comprendere “l’incomprensibile” o “l’inconoscibile”, bisogna scendere nelle pieghe del Potere, bisogna storicizzare ed interrogarsi su quali siano, da sempre, gli interessi coinvolti e su quanto convenga mantenerli.

Lei, allora, Caro Dottor Feltri, con la sua gretta propaganda può vendere solo fumo.

Noi, invece, Gente del Sud, tnimm ‘o mar - blu, immenso e sconfinato, che ci parla di Oriente, di traffici, di profumi e genti lontane -, lo stesso mare che Lei, avvertendone la mancanza, ha più di una volta scelto per le sue vacanze estive, per poi accorgersi della “pochezza” generale.

Se ne stia, allora, “bel, bello” ai Laghi o tra le Catene Alpine, in mezzo alle pecore, ai fagiani e ai camosci.

Del resto, qualcuno cantava: “Chi tene ‘o mare s’accorge ‘e tutto chello che succede…Chi ten ‘o mar,‘o ssaje, nun tene niente…”.

Chiara Orabona,

insegnante di Lettere, napoletana, meridionale, italiana.