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Comfort zone, il 4 maggio è vicino

Scritto da Umberto Cortese Il . Inserito in Vac 'e Press

Isola di Procida

Mi affaccio fuori il mio balcone di una mansarda. È bel tempo, il sole mi fa bene. Allungo lo sguardo di fronte a me e vedo il mare e una piccola isola appollaiata sull’acqua: Procida.

Se mi giro a sinistra posso vedere il Vesuvio e un po' più in là il monte Faito con il molare. Un trekking bellissimo. Ci sono stato una volta. Si vede la bellissima penisola Sorrentina e ad un palmo da essa Capri. Lo consiglio per chi non lo avesse mai fatto.

Lo ripeto spesso in questi giorni “sono fortunato” ad essere chiuso in casa e godere di questa vista. È un 25 aprile ’20 silenzioso non si avverte la liberazione nell’aria, anzi abbiamo tutti un senso di limitazione delle nostre libertà pesantissimo, che non capiamo sino in fondo.

Ormai però siamo vicini alla “nostra” liberazione che sarà graduale e comincerà a partire dal 4 maggio. Non sarà per tutti e ahimè non sarà per i ragazzi.

Non potremo scendere per le strade e abbracciarci, nessuna persona da baciare e nessuno con cui brindare. Dobbiamo dire che anche allora la guerra finì, ma l’odio non si spense e cominciò la guerra fredda.

Ma c’era entusiasmo nell’aria per ricostruire su terre distrutte.

Il nostro 4 maggio avrà un sapore diverso. In fin dei conti queste mura di casa per molti sono diventate delle comfort zone e ne usciremo come quando si entra nel mare allungando il piede per testare quanto fredda è l’acqua, con timore.

Scopriremo che stare lì dentro chiusi era anche rassicurante. I giornali, le televisioni, i social ci hanno descritto un mondo fuori senza ladri, incidenti di auto, niente morti sui posti di lavoro, gente che cantava fuori i balconi e le immagini degli ospedali. Ci raccontavano che uscire non aiuta. È pericoloso. Al bollettino meteo è stato sostituito la conta dei morti.

Durante la guerra, le persone si erano abituate alle sofferenze, al dolore della morte e alle privazioni. La ricerca del cibo era ogni giorno di estrema difficoltà. Avere le patate in tavola una festa. Alla fine della guerra le persone uscivano da vicende umane strazianti, ma nello stesso tempo quelle stesse vicende le avevano temprate e la libertà era e fu un momento di grande energia.

Noi siamo dentro un'altra storia. È vero sono stati soli tre mesi, ma i danni all’economia sono da dopo guerra. È come una bomba che sia stata sganciata, ma che ha distrutto in modo selettivo solo un modello di vita basato sugli abbracci. Gli abbracci sono stati prosciugati dalla distanza sociale. Almeno un metro di distanza. Ebbene quel metro sembra essere la distanza tra la vita e l’abisso.

Anche il pianeta dalle immagini che ci arrivano sembra essere più bello senza di noi.

Molti di noi avranno paura di uscire e affacciarsi su un mondo in cui ci sono molte insicurezze e incertezze. I soldi, le bollette da pagare, le tasse, il traffico, i rapporti sul posto di lavoro e potrei continuare.

Ma non avremo altra possibilità che affrontare il mondo fuori e oltre agli sforzi che ci attendono per far partire l’economia dovremo tornare a riabbracciarci.

Solo in quel momento potremo dire di aver vinto la nostra battaglia economica, ma anche sociale.

Scopriremo che è stato facile avere chiuso la gente nelle case, mentre negli ospedali si consumava la battaglia con il Coronavirus.Ora la battaglia sarà quella di voler tornare alla normalità che si evidenzierà in un solo gesto: l’abbraccio.

Lasciare la Comfort zone per questo ne vale la pena.