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I politici locali e il dramma del dopo virus

Scritto da Mariano D'Antonio Il . Inserito in Il Palazzo

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Il presidente della Regione Campania De Luca e il sindaco di Napoli de Magistris hanno pronunciato nei giorni scorsi discorsi incredibili attribuendosi compiti e poteri impropri, tanto da suscitare sonore risate. De Luca ha minacciato di chiudere tutti gli accessi al territorio regionale, tutti, dalle strade alle ferrovie agli aeroporti, qualora si fossero verificati episodi di violazione delle regole di controllo della pandemia da corona virus, regole da lui fissate con ordinanze ultimative.


Il sindaco di Napoli de Magistris a sua volta ha emanato un provvedimento con cui il Comune annullava ovvero rinviava a tempi biblici, eterni o quasi, i debiti dall'istituzione comunale accumulati negli anni.

Naturalmente questi proclami non avevano alcun fondamento legale, nessuna validità giuridica. Insomma, per efficacia non erano nulla. Servivano solo a rafforzare l'immagine dei due personaggi politici che evidentemente ne avvertivano la debolezza ovvero il declino nei sentimenti e nelle preferenze elettorali dell'opinione pubblica.

I napoletani, pur essendo in questi giorni preoccupati e giustamente allarmati del virus che s'era diffuso tra la popolazione, tuttavia non hanno prestato molta attenzione alle mosse del governatore De Luca e del sindaco de Magistris. Sarà stato lo scetticismo atavico ovvero il carattere bonariamente superficiale dei napoletani (che si difendono con amuleti e scongiuri oppure ricorrono all'incredulità dicendo "ccà nisciun è fesso"), sarà stata l'evidente bufala del governatore e del sindaco, insomma per qualunque motivo non ci sono stati cortei di protesta, allarmi di massa, proteste di popolo come reazione ai proclami di De Luca e di de Magistris.

Allora viene da chiedersi perché questi due personaggi si sono così esposti di fronte ai cittadini, perché hanno scritto due proclami inutili se non inesistenti.
Ci sono alcune spiegazioni possibili. La prima è banalmente elettorale: hanno cercato di sfruttare la preoccupazione dei cittadini, la paura di tanta gente, per accrescere la loro popolarità, la loro influenza elettorale. Qualche motivo lo avevano. Il sindaco di Napoli è al termine della sua posizione, della sua esperienza come primo cittadino perchè non potrà per legge ricandidarsi per essere eletto ad un terzo mandato come primo cittadino di Napoli.

Perciò è alla ricerca di una nuova collocazione elettorale e gli sarà difficile trovarla. Capeggerà una lista civica? E quali candidati, con quale programma saranno in lizza? Quale sarebbe il suo posto in questo nuovo raggruppamento?

Quanto al presidente della Regione Campania si pongono altre domande. Con chi concorrerebbe per essere rieletto? Col Partito democratico soltanto? Oppure con una coalizione tra PD e Movimento 5 Stelle? E il Movimento 5 Stelle accetterebbe una seconda presidenza di De Luca alla Regione Campania?

Intanto le condizioni dei cittadini nella fase che si è aperta dopo la fine (speriamo) del contagio dopo il corona virus, le condizioni sociali ed economiche rimangono molto precarie, preoccupanti. I cittadini si sono in maggioranza impoveriti. Chi aveva un lavoro prima dell'epidemia adesso non lo ritrova facilmente. I sussidi e le pensioni sono in genere molto modesti, consentono appena di sopravvivere. I nuclei familiari si ricompattano per mettere insieme pranzo e cena, per pagare le utenze, per sostenere le persone deboli, malati e invalidi. La mendicità dilaga ponendo il napoletano morto di fame in concorrenza con l'immigrato che vive di elemosine. Le associazioni di volontariato sono assediate da una folla di persone senza tetto, senza cibo, privi di vestiario essenziale.

Tra i cittadini che emergono dalla miseria e appartengono al cosiddetto ceto medio, le preoccupazioni sono minori ma non mancano. La scuola ha perduto un anno e le lezioni per via telematica non sono riuscite a colmare il vuoto dell'insegnamento diretto dai docenti ai giovani. Il futuro dei figli di quelli del ceto medio non è neppure roseo. Le istituzioni appaiono anche ai cosiddetti benestanti malconce, prive di adeguata autorevolezza. Occorre perciò a chi crede praticare le virtù della fede, della speranza, della carità, messe tutte insieme.