fbpx

Napoli è na’ carta sporca? Due sguardi diversi sulla città

Scritto da Massimo Calise Il . Inserito in Vac 'e Press

open house napoli worldwide 870x522

Italo Calvino ne “Le città invisibili” sostiene che è l’umore di chi guarda che dà alla città la sua forma. Descrive una di esse, Zemrude, dove vivono alcuni abitanti che osservano la città allegri con lo sguardo in su e altri, tristi, guardando in giù. Mi sono rammentato di questa mia vecchia lettura alcuni giorni orsono constatando lo spirito diverso con cui ho osservato Napoli a distanza di solo poche settimane. Infatti, ci sono tornato alla fine del 2019, ho avuto appena il tempo di assaporarne l’aria che il coronavirus mi ha segregato, come tanti, in casa. Questo brusco cambiamento ha accostato nella mia mente due diverse visioni della città; diversissime ma, per me, entrambe vere.

Dapprima ho girato per le sue vie e per il mio quartiere con una curiosità lieve acuita dai tanti anni di lontananza. Ho apprezzato la confusione, il vociare di volta in volta gioioso, ironico, eccessivo. Nei bar mi sembrava di ritrovare vecchi conoscenti, pronti alla chiacchiera; percepivo un’umanità a volte indolente a volte febbrile; camminavo con gli occhi al cielo che, azzurro, sembrava dire: cosa vuoi di più?

Poi, il coronavirus ha imposto la quarantena, il distanziamento sociale e permesso solo le uscite indispensabili. In una di queste mi sono dilungato nelle strade del quartiere che, deserte, mi mostravano la loro nudità. Sporche, con muri sgarrupati e insozzati, i giardini incolti, la pavimentazione dissestata e i marciapiedi impraticabili. Dove era andata a finire l’armonia? Quale sguardo mi ha restituito la vera Napoli? Entrambi, è la mia risposta; credo che essi siano presenti e si alternino con diversa intensità, nella mente di molti napoletani.

Il primo sguardo è di chi “pensa alla salute” e gode della “bella giornata”; leggero e ironico per necessità: rassegnato.

L’altro sguardo è razionale e illuso, arrabbiato e impotente, frustrato perché scontento.

Tuttavia, mi sembra che sia la prima visione ad avere il sopravvento, che il sentimento prevalga sulla ragione. Non è un caso che a Napoli siano nati il qualunquismo e il laurismo e, più recentemente, abbiano raccolto consensi, sia nelle elezioni locali che nazionali, populismi diversi.

Invece uno sguardo più disincantato servirebbe anche come argine ai tanti “ismi” che (non solo a noi) ci affliggono: populismo, vittimismo, localismo, qualunquismo, clientelismo … .

Oggi che l’epidemia di coronavirus si attenua (ma certo non scompare) la ripartenza richiede, più che mai, l’impegno di tutti e, in primo luogo, della classe dirigente, non solo politica.

L’economia sta subendo perdite ingenti, il turismo, per noi settore fondamentale, faticherà a recuperare. Un aiuto, a mio avviso essenziale, potrebbe essere il veloce avvio di cantieri per la riqualificazione urbana; significherebbe operare concretamente, per una città più accogliente: pulita, con un adeguato arredo urbano, con strade, piazze e marciapiedi agibili. Non grandi opere ma cantieri diffusi che darebbero lavoro, renderebbero la città più vivibile per i cittadini e i visitatori. Insomma un grande piano di manutenzione straordinaria che, per essere attuato ed avere un significativo impatto, non può prescindere da un dialogo costruttivo fra le Istituzioni locali e di quest’ultime con quelle nazionali.

Ma, francamente, non vedo all’orizzonte nulla di tutto ciò; piuttosto osservo un rinnovato impegno in duelli campanilistici. Le volgari offese pronunciate e condivise da una minoranza innestano, nella mente di qualcuno, un duello nord/sud con uno spreco di intelligenza e fantasia degni di miglior causa. Del resto anche noi abbiamo i nostri tromboni che, cultori di un passatismo miope, soffiano sul fuoco del vittimismo e alimentano uno sterile ribellismo parolaio. Braccia (e menti) rubate alla cittadinanza attiva. Napoli ha un enorme potenziale umano che ha bisogno di essere sostenuto, organizzato affinché si radichi e sviluppi in forme durature.

Ma, purtroppo, Napoli era ed è “na’ carta sporca”; e se è ingeneroso pensare che “nisciuno se ne importa” certo è che non sono tanti quanti ne occorrerebbero e, soprattutto, sono sparpagliati.