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DI MATTEO CHIAMA GILETTI IN DIRETTA E IL GOVERNO TREMA. C’È CHI CHIEDE LE DIMISSIONI DI BONAFEDE

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Il Palazzo

Nino Di Matteo

Nino Di Matteo parla della nomina, prima offerta e poi revocata, a Capo delle carceri. Tutta colpa delle telefonate che “sarebbero” arrivate a Bonafede. Il Movimento 5 Stelle difende Alfonso Bonafede, ministro della giustizia e “divorzia” da Di Matteo, ormai ex paladino. Il Pd chiede chiarimenti. Per Renzi semplici “scaramucce” tra giustizialisti. L’opposizione difende Di Matteo, perfino Berlusconi. Nino Di Matteo fu il pubblico ministero che riuscì a far condannare Marcello Dell’Utri.

Nessuno sa perché Nino di Matteo - componente del Consiglio superiore della magistratura e tra i magistrati più scortati d’Italia, per il lavoro nella lotta contro la mafia – abbia deciso di parlare. Secondo il Corriere della Sera, Di Matteo potrebbe essere deluso dalla non telefonata del Guardasigilli, esponente del M5S, “dopo la decisione di cambiare il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP)”. La telefonata potrebbe essere figlia delle scarcerazioni di alcuni Boss a causa dell’emergenza coronavirus. Motivazioni a parte, Massimo Giletti a Non è l’Arena ha fatto un grande scoop: la telefonata di Nino Di Matteo lascia tutti senza parole e rischia di provocare non pochi problemi all’esecutivo già compromesso dall’accendersi delle polemiche, finanche nella maggioranza.

Quando Di Matteo inizia a parlare è lo stesso Giletti, ad agitarsi e non riesce a nasconderlo. Gesticola nervosamente, guarda con la coda dell’occhio a sinistra alla ricerca di qualcuno o qualcosa. L’atteggiamento nervoso del conduttore spinge le telecamere di La7 a non inquadrarlo: il Governo rischia di cadere e Giletti da cultore dello spettacolo e della politica se ne accorge.

Nino Di Matteo racconta: “ricevetti una telefonata del ministro Bonafede, il quale mi chiese se fossi disponibile ad accettare il ruolo del Capo del dipartimento di amministrazione penitenziaria, o in alternativa mi disse, quello di Direttore generale degli affari penali, il posto che fu (…) di Giovanni Falcone. Io chiesi 48 ore di tempo per dare una risposta. Nel frattempo, questo è molto importante che si sappia, alcune note informazioni che il GOM”, Gruppo Operativo Mobile, “della polizia penitenziaria aveva trasmesso alla Procura Nazionale antimafia ma anche alla direzione del DAP- penso che fossero conosciute dal Ministro - avevano descritto la reazione di importantissimi capi mafia, tra cui anche Giuseppe Graviano e altri stragisti, legate alle indiscrezioni che io potessi essere candidato a capo del DAP. I capi mafia dicevano ‘ Se nominano Di Matteo è la fine’. Andai a trovare il ministro, avevo deciso di accettare la nomina a capo del DAP. Il ministro mi disse che ci aveva ripensato e che nel frattempo avevano pensato di nominare il dott. Basentini”. – che accettò l’incarico, poi offertogli e prese servizio al DAP il 27 giugno 2018. Il 30 aprile 2020, dopo le polemiche sulle "scarcerazioni facili" avvantaggiate dall’emergenza sanitaria a causa del Covid-19, Basentini ha rassegnato le dimissioni dall'incarico.

Di Matteo ha poi continuato dicendo che Bonafede gli chiese “di accettare il ruolo di Direttore Generale al Ministero. Io, il giorno dopo, gli dissi di non contare su di me perché non avrei accettato”.

La replica di Alfonso Bonafede è accesa, seppur sintetica. “Sapevo chi era il dott. Di Matteo. Sapevo che parlavamo delle carceri italiane. Sapevo chi stavo per scegliere. Quelle intercettazioni erano state già pubblicate dal Fatto quotidiano e sono intercettazioni di cui il Ministro dispone, perché sono intercettazioni che fa il NIC” - Nucleo investigativo centrale – “che è un corpo della polizia penitenziaria. L’idea che io ritratti, in virtù di qualche paura sopravvenuta, non sta né in cielo né in terra. È una percezione, legittima, ma è una percezione del dott. Di Matteo”.

In risposta di Matteo dichiara, come si legge sul Corriere della Sera, “Esterrefatto rimasi io dall’improvviso voltafaccia del ministro. Confermo quello che ho detto parola per parola non arretro di un millimetro”. Per il Ministro, invece, tutto si riduce a un malinteso: nessun ripensamento.

Intanto, arrivano le prime richieste di dimissioni. Italia Viva lo fa tramite Cosimo Ferri, mentre Renzi banalizza tutto e parla di “un regolamento di conti tra giustizialisti”. Il Pd prende tempo e attende chiarimenti in Parlamento – come giusto che sia – “la confusione” su un tema del genere “non è ammissibile”. L’opposizione è compatta nel chiedere le dimissioni. Il Movimento 5 Stelle si schiera a fianco di Bonafede, staccandosi dal proprio ex paladino.