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Nell’Area Flegrea: “ESCI DENTRO!”. Un governo difficile.

Scritto da Osvaldo Cammarota e Sergio Lomasto Il . Inserito in Il Palazzo

Fuorigrotta

“Iésc rìnt” è un’espressione dialettale, un ossimoro diventato realtà. È infatti questa la condizione vissuta nei Comuni dell’Area Flegrea: il Covid-19 costringe casa; il sisma del 26 aprile ha indotto ad uscire.

 

La “nuda vita” mette in diretto rapporto con i problemi di sopravvivenza e svela di colpo le difficoltà e l’inadeguatezza del Sistema pubblico nel governare un problema inedito.

È colpa di qualcuno? La disamina delle colpe sarebbe inutilmente polemica, ciascuno ha di certo le proprie opinioni e capacità di analisi per farla. Più che altro serve ricercare rimedi. È dunque più utile ragionare sull’ insegnamento che si può trarre da questa esperienza, su quel che c’è da fare, nell’immediato e per il futuro, per convivere con rischi inevitabili e ridurre al minimo i danni prevedibili.

Il tema porta a valutare l’intreccio tra due principali problemi: la Protezione Civile e la Salute. Tra i due campi operazionali, già intuitivamente, vi è una connessione che trova nella parola “prevenzione” il suo collante. Nell’Area Flegrea questo nesso è ancor più evidente. I rischi derivanti dalla natura dei luoghi si sommano alle inadeguatezze della Sanità territoriale. Per quanti meriti vadano riconosciuti ai lavoratori nei due settori, le inadeguatezze rinviano a problemi strutturali che riguardano sia le sedi fisiche in cui sono erogati tali servizi, sia la loro organizzazione amministrativa (norme, procedure, personale, strumenti).

Negli anni più fecondi del riformismo democratico le idee più avanzate sono state il Decentramento e la Partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche. Il decentramento è rimasto ingarbugliato nel triste destino del quadro di riforma delle Autonomie Locali: confuso, contraddittorio e incompiuto, ancora sospeso tra “federalismo” e “autonomismo” anacronistico.

La Partecipazione, invece ha continuato ad alimentare la vuota retorica dei comizi elettorali e la produzione di “Regolamenti” tanto sofisticati quanto improcedibili. Resta l’istituzione delle Municipalità quali organismi a cui si affida l’oneroso compito di esercitare le funzioni dello Stato alla dimensione più prossima ai cittadini.

Sul piano operativo poco possono fare le Municipalità, scarsamente dotate di risorse e personale. Molto, però, possono fare per informare le istituzioni e i poteri sovralocali sui bisogni e problemi che vivono le comunità amministrate, negli specifici contesti naturali, ambientali, economici e sociali in cui esse vivono.

Diversamente che senso hanno le Municipalità? Solo a fare retorica di Partecipazione?

La Protezione Civile e la Sanità territoriale, ad esempio, specialmente dove i rischi si sommano, devono essere fortemente integrate nelle attività di Pianificazione urbanistica e Programmazione economica.

Con questi convincimenti, con il rischio vulcanico e la Sanità territoriale al centro dei nostri pensieri, abbiamo contribuito a produrre proposte ampiamente condivise per l’utilizzo dell’area ex Nato e lo sviluppo di Bagnoli oltre Bagnoli. Analogo impegno abbiamo profuso per costituire la Consulta delle Associazioni.

Purtroppo abbiamo un governo municipale che preferisce essere più “epigono locale di poteri centrali” che soggetto istituzionale di rappresentanza e promozione del territorio e delle sue comunità. Bisogna faticare di più per portare la voce del territorio alle orecchie dei poteri sovralocali, ma non demordiamo.

Ièsc rìnt lo diciamo a chi ha smarrito il senso dello Stato, a chi amministra senza avere consapevolezza delle sue funzioni. Le Istituzioni democratiche devono meglio funzionare se davvero si vuole il bene comune.

Osvaldo Cammarota e Sergio Lomasto

*Consiglieri del Gruppo Misto - Democrazia Partecipativa alla X Municipalità