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I giovani, i nuovi untori

Scritto da Umberto Cortese Il . Inserito in Vac 'e Press

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Oggi vorrei parlare dei nostri ragazzi. Vorrei precisare che non è mia intenzione protestare sul fatto che sono stati chiusi nelle loro case per due mesi.

Niente di grave e la situazione richiedeva questo sacrificio e sono stati veramente in gamba.

È bene dirlo e non dare nulla per scontato.

Innanzitutto, quando parlo dei ragazzi, vi prego, includiamo tutti. Voi mi chiederete in che senso?

Ora vi spiego, quando pensiamo ai ragazzi molti di noi non includono i ragazzi disabili, i ragazzi che vivono in pochi metri quadrati, i ragazzi che hanno avuto difficoltà ad avere delle cure particolari, i ragazzi di genitori che hanno perso, per questa vicenda, il lavoro e potrei continuare citando, i ragazzi che non riescono a fare lezione online e tante altre situazioni che meritano la nostra attenzione.

La notizia più bella, che nessuno ha mai sottolineato abbastanza, e che i giovani non sono stati per nulla toccati da questa “pandemia”.

Non riesco ad immaginare gli ospedali pieni di ragazzi con crisi respiratorie. Il mio cuore aumenta i battiti solamente al pensiero.

Il Covid19 ha colpito per fascia d’età tra i 90 e 60 anni (e non nelle stesse percentuali) e in modo dipendente dalla gravità delle patologie.

Le morti sono tutte da rispettare perché si interrompono legami importanti, ma ripeto in questo caso il virus ha rispettato un ordine che esiste in natura.

Ricordo una antica storiella orientale dove un uomo domanda ad un monaco buddista quale è la cosa più bella che gli potesse augurare. Il monaco senza esitare rispose” Io ti auguro con il cuore che tuo padre muoia prima di te e tu prima dei tuoi figli”.

Ma partiamo con il dire che abbiamo rilegato i giovani subito nella terra di mezzo. Non appaiono, o appaiono pochissimo nei nostri dibattiti. La loro incolumità verso la malattia, non li ha salvati anzi li ha resi potenziali untori (li chiamiamo asintomatici) e pericolosi verso gli anziani (i nonni).

Le scuole sono state chiuse subito e abbiamo deciso di non riaprirle. Li abbiamo rinchiusi in casa è annullato i loro rapporti sociali. Il nostro ministro dell’istruzione più che a rappresentare dei possibili scenari e uscite strategiche, mi sembra più impegnata a prefigurare nuovi modelli di istruzione futuri.

Quasi fossero definitivi.

Alla riapertura una parte degli studenti a casa e un'altra a scuola. In questo modo si può applicare la distanza sociale e proteggere gli insegnanti più anziani.

I genitori si stanno ribellando. Come faranno ad organizzare la nuova vita famigliare?

In questo dibattito, sicuramente giusto, manca il punto di vista degli studenti. Mi chiedo è giusto?

Perché non esonerare per un periodo gli insegnanti più anziani e temporaneamente sostituirli con insegnanti giovani?

In questo modo si proteggerebbe il bisogno degli studenti e delle loro famiglie.

La scuola è un luogo fisico che dobbiamo proteggere. Li i ragazzi imparano a relazionarsi con gli altri, con le istituzioni, con gli insegnanti. Li nascono le amicizie e le inimicizie e li si insegna il saper stare insieme. Li i buoni insegnanti che li “ascoltano” possono accorgersi del disagio dei più deboli.

Quando i politici tracciano il loro mondo futuro ho l’impressione che parlano come una élite che non conosce la realtà dei ragazzi e forse hanno come riferimenti il loro mondo, i loro spazi, i loro ragazzi e i loro privilegi.

Non mi sto dannando per due mesi di chiusura, è poca cosa.

In altri paesi come la Danimarca (ma non solo) hanno riaperto subito le scuole. Noi no. Qualcuno dice che la Danimarca è un altro paese con meno densità abitativa. Io rispondo non è solo questo, ma anche questione di sensibilità.

Sapete in questi paesi i professori più bravi vengono inviati nelle scuole più difficili e vengono pagati meglio.

Capisco che chi ha responsabilità non può accontentare chiunque, ma io ho l’impressione che in questo paese non ci sia nemmeno più la briciola di un dibattito sulla scuola e non da ora.

I giovani meritano la nostra attenzione e meritano il nostro ascolto.

Iniziare da loro sarebbe una bella scommessa per il paese.