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“5 è il numero perfetto”: la Napoli anni 70 che ha concorso ai David di Donatello

Scritto da Vitaliano Corbi Il . Inserito in Cinema & TV

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La 65esima edizione dei David di Donatello è andata in onda in diretta su Raiuno in una modalità totalmente nuova e unica, si spera, per via dell’emergenza sanitaria COVID-19.


La conduzione è stata affidata al “maestro di cerimonie” Carlo Conti, forte di una robusta professionalità che purtroppo non ha evitato la mancanza di vigore durante la premiazione, apparsa, a mio modestissimo parere, spenta e piuttosto burocratica, complici, forse, i toni in più momenti formali e distaccati ma principalmente a causa dell’assenza di collegamenti in remoto per i vincitori appartenenti a quel mondo sommerso del cinema, fatta eccezione per attori e registi.

Tralasciando i pareri sulla cerimonia in sé, lo ammetto, condizionati da un approccio romantico verso un’arte-cinema che ritengo dovrebbe pulsare di vitalità fiammante anche in periodi difficili come questo, veniamo alle gioie che ancora una volta la nostra Napoli ci dona, imponendosi all’attenzione di tutti in una veste anni 70 con il film “5 è il numero perfetto”, scritto e diretto dal cagliaritano Igort.

A onor del vero, le soddisfazioni sono soprattutto per Valeria Golino: l’attrice napoletana apre la serata vincendo il David come migliore attrice non protagonista nel film sopra citato.
Ma cos’è il lungometraggio che ha permesso alla Golino di aggiudicarsi l’ambito premio?

“5 è il numero perfetto” è la storia di Peppino Lo Cicero, un sicario in pensione appartenente alla camorra, che torna a sparare in seguito all’omicidio di suo figlio.
A interpretare Lo Cicero è un monumentale Toni Servillo.

È sempre stupefacente osservare come il Maestro riesca a plasmare il ritmo e lo spessore dei film in cui è protagonista a sua immagine e somiglianza, quasi come se tutte le componenti stilistiche si adattassero e rimodellassero in base alla sua potente verve teatrale.

D’altro canto il regista Igort, realizzando il film in questione, ha voluto dare vita alla propria graphic novel omonima, pubblicata nel 2002, e nel farlo ha giustamente deciso di mantenere l’attenzione ai dettagli del prodotto originale.

La sensazione che il pubblico prova nella visione di “5 è il numero perfetto” è che gli attori abbiano tanto in comune, nel muoversi e nell’agire, ai personaggi illustrati nella graphic novel, mettendo in scena una performance decisamente “pittorica”.

La Napoli che fa da sfondo alle vicende, suddivise in capitoli nel film, è lontana dalla dominante rappresentazione gomorristica e si presenta deserta, velata ma intensa, rispecchiando le intenzioni di Igort, il quale aveva rivelato al Comicon: “La mia idea era di grande stilizzazione: anche le sparatorie nel film sono coreografate”.