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"Favolacce" dei fratelli D'Innocenzo: l'on demand salva il cinema d'autore italiano

Scritto da Vitaliano Corbi Il . Inserito in Cinema & TV

favolacce

Il film "Favolacce" dei fratelli D'Innocenzo ha tutte le qualità per essere definito il vero gioiello del cinema d'autore italiano di quest'anno strano e destabilizzante che è il 2020. In comune con il periodo storico che stiamo vivendo ha il merito o la colpa, dipende dai punti di vista, di sbattere in faccia la fragilità umana senza sconti, problematizzando implicitamente i miti del progresso globale.


Damiano e Fabio D'Innocenzo mostrano l'altra faccia della medaglia con lo scopo di architettare un'onesta drammatizzazione del Reale e perciò evitando di incorrere in autocompiacimenti sadici che più volte hanno sedotto chi si è fatto cantore del disagio tipico di una qualunque periferia romana.

L'opera non ha potuto esordire al cinema a causa della pandemia ma è fruibile sulle piattaforme on demand già da lunedì 11 maggio, cosicché dal proprio divano potremmo essere ben lieti di ricevere una doccia fredda da parte di quelle favolacce che proprio per niente conciliano il sonno come le sorellastre favole della buonanotte.

Se non esistono superuomini allora i protagonisti del film sono esseri umani nel senso più autentico possibile e le scelte registiche lo confermano, abbandonando ogni forma di pietismo: i dettagli sui corpi imperfetti, sui denti storti e macchiati, sui volti emaciati e trascurati che per pretesa della fisiognomica, ancora esistente negli schemi di percezione oggi, griderebbero alla stupidità o alla criminalità, o ancora la macchina da presa che oscilla e si arresta su forme femminili naturali, lontane dai rigidi modelli di bellezza imposti dalla moda.

Non mancano inquadrature sperimentali, come quella dal fondo di una piscina gonfiabile con i bambini che saltano da un lato all'altro, deformati dal tremolio dell'acqua.
I personaggi di "Favolacce", tra i quali Elio Germano interpreta ottimamente un padre disoccupato, non fanno parte del sottoproletariato, quei pezzenti accattoni disprezzati con boria dai privilegiati di tutto il mondo, bensì sono la nuova piccola e media borghesia, straripante di ipocrisia consumata tra vicini di casa. Una classe sociale intrisa di sessismo e commenti grotteschi sulle donne, di inefficienza nel progetto di metter sù una famiglia felice, alle prese con il fallimento già annunciato di ammassare troppi scheletri nell'armadio.

Si apre il sipario e comincia il misero spettacolo del potere esercitato sui figli con il risultato forse non voluto, ma inevitabile, di negare un'infanzia serena che rivendica un proprio ritmo, avvilita dai genitori, i padri per primi, ma anche dalla scuola e dalle frustrazioni degli insegnanti che non avrebbero davvero nulla da insegnare.