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Caso Open Arms e l'abbraccio fra i due Matteo

Scritto da Paolo Catanzariti Il . Inserito in Il Palazzo

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Italia Viva in Senato non partecipa al voto in commissione nella giunta per le immunità e salva Matteo Salvini dal processo. La vicenda vede imputato l'ex Ministro dell'Interno per sequestro plurimo di persona aggravato, nel caso Open Arms, nave della ONG spagnola, lasciata in alto mare la scorsa estate, per volere dell'ex Ministro, con 107 persone a bordo.


Intanto, a 600 km di distanza, la Lega ricambia il favore eleggendo Patrizia Baffi, consigliere regionale lombarda di Italia Viva, come presidente della commissione d'inchiesta, chiamata a far luce su eventuali responsabilità nella gestione dell'emergenza covid in Lombardia, con i voti da Lega e Forza Italia. Nel voto, la maggioranza del Consiglio Regionale, ha disatteso le indicazioni delle opposizioni (cui spetta la presidenza delle commissioni d'inchiesta) e sceglie autonomamente la renziana Patrizia Baffi per presiedere la commissione. PD e M5S: "Così non ci sono le condizioni per partecipare alla commissione d'inchiesta".

Stesso giorno, due votazioni, stesso esito, ben più di una semplice coincidenza. Dietro le quinte ci sono sempre i due Matteo, Salvini e Renzi, fronti opposti, ma sempre più spesso ormai interessi comuni.

C’è un asse ormai più che consolidato tra Roma e Milano, basti osservare la cronaca dei fatti dello scorso 26 Maggio. Nella Capitale, intorno all’ora di pranzo, la giunta per le Immunità del Senato dice no al processo sul caso Open Arms per il leader del Carroccio e lo fa grazie ai voti dissidenti di due M5s, ma anche e soprattutto grazie all’annunciata astensione di Italia Viva. Passano poche ore, primo pomeriggio a Milano: il consiglio regionale elegge con i voti del centrodestra la presidente della commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia.

Tra i due Matteo se non è un patto almeno è un dialogo costante nel cercare lo sgambetto giusto per far saltare l’esecutivo. Per Pd e M5s in Lombardia alcuni esponenti denunciano apertamente: “Erano d’accordo”. Più tiepidi i loro rappresentanti in Parlamento, dove sanno come ogni dichiarazione può generare fibrillazioni e terremoti nella maggioranza di Governo. Dopo il voto in commissione la palla passerà al voto in Senato. Sarà l’Aula del Senato a votare per decidere se Salvini dovrà salvarsi oppure no dal processo. Ma ancora una volta, quali saranno i voti decisivi? Proprio quelli dei renziani che, per l’ennesima volta nel giro di poche settimane, potranno andare dal premier a battere cassa per restare “leali” all’esecutivo.

Ma fino a quando Renzi potrà tirare la corda nella maggioranza? Indiscrezioni parlano di un Giuseppe Conte su tutte le furie per questa ennesima provocazione di Italia Viva e che c’è un limite anche alle mediazioni. Il voto del 26 Maggio è apparso a tutti gli effetti come uno sfregio gratuito ed anche perché, almeno sul caso Open Arms, i voti dei renziani non sono stati nemmeno decisivi.

“Un dispetto e basta”, commentano nella maggioranza. Intanto, l’insofferenza nella coalizione di governo è tanta e cresce sempre più. “Oggi il comportamento di Italia viva è stato più vicino alla Lega che alla maggioranza di cui fa parte”, ha detto il deputato di Leu Luca Pastorino. “Vista dall’esterno non si può non pensare che sia stato uno scambio. Lo dico, peraltro, con rammarico e senza alcun spirito polemico: non serve neanche, perché basta mettere insieme i fatti. A questo punto, però, è necessario arrivare a un chiarimento sulla natura dell’alleanza“.

Questa settimana era già stata risolta l’ennesima crisi con Italia Viva: dopo le minacce di dimissioni rientrate della ministra Teresa Bellanova, era stata la volta del voto per sfiduciare il Ministro della Giustizia Bonafede. Ormai, ogni due giorni Italia viva minaccia crisi di Governo e chiede qualcosa in cambio. “Il ‘no’ alla sfiducia al ministro Bonafede”, ha concluso Pastorino, “sembrava il preludio a un confronto più chiaro nella maggioranza. Dopo pochi giorni, con un doppio colpo in poche ore, Matteo Renzi torna al punto di partenza. Alza il livello dello scontro tra gli alleati, e alla fine sembra più a suo agio con Salvini“.

Logorare dall'interno, chiedere sempre di più, minacciare di staccare la spina, ma guardarsi sempre bene poi dal farlo effettivamente, questo è il gioco, finchè va avanti.
Intanto, tra una minaccia di crisi di governo ed un'altra, i sondaggi danno sempre Italia Viva inchiodata al 2 per cento.