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Sparpagliati verso la Festa della Repubblica 2020

Scritto da Massimo Calise Il . Inserito in Vac 'e Press

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È noto che la coesione sociale non è una marcata caratteristica degli italiani; qualcuno si è illuso che crescesse nella prima fase dell’epidemia di Covid-19 ma già quella successiva ci ha richiamato alla realtà. La crisi accentua le divisioni e i provvedimenti della cosiddetta ripartenza, anche per la limitatezza delle risorse, creano più malessere di quanti ne plachino; senza coesione sociale non c’è intervento economico che basti.


Anche i giorni che precedono la Festa della Repubblica offrono l’immagine di un Paese più disunito che mai. L’epidemia in corso faceva ragionevolmente pensare a una ricorrenza sottotono che, tutt’al più, avrebbe tentato di rinverdire (rigorosamente online) la memoria appannata degli eventi storici e degli uomini che hanno fatto nascere la Repubblica e, nella medesima occasione, l’Assemblea Costituente.

Ci sono sempre stati coloro che hanno dimostrato verso la ricorrenza, e quello che essa rappresenta, indifferenza o, addirittura, avversità: indifferenti per convenienza o per convinzione, anarchici, monarchici, fascisti, disobbedienti, antagonisti, … .

A queste categorie si sono uniti coloro che nella Festa vedono un’occasione da sfruttare per i loro fini, la loro visibilità. Nulla di nuovo si dirà, tuttavia risalta il clamore di queste iniziative rispetto a quelle di coloro che sentono, o dicono di sentire, la Festa come un momento unitario e gioioso rievocativo della sua storia e dei suoi protagonisti; un’occasione per unire pur nella differenza coloro che questo Paese amano.

Dicevo di iniziative strumentali. La prima, in ordine di presentazione, è quella del generale in pensione Antonio Pappalardo, presidente del Movimento Gilet Arancioni. Perché un militare pensionato non dovrebbe approfittare della ricorrenza per un po’ di celebrità? Il folkloristico personaggio, con un insieme di idee stravaganti, chiama i suoi fans a protestare il 2 giugno a Roma (forse a Pincio).

Più significativamente anche l’opposizione si è chiesta cosa fare il 2 giugno: commemorare? Per carità! quale migliore occasione per protestare contro il Governo. Così Lega e Fratelli d’Italia, ai quali si è accodata Forza Italia, hanno indetto una manifestazione unitaria (sic!) a Roma per rappresentare, loro dicono, la maggioranza degli italiani. L’ipocrisia è stata sintetizzata nella frase “il 2 giugno non è una festa di proprietà della sinistra” che sarebbe una banale verità se loro non utilizzassero la festa per finalità di una parte.

Quest’ultima, peraltro, ha sempre dimostrato indifferenza, se non contrarietà, per la ricorrenza e per tutto ciò che essa richiama. Alcuni, addirittura, secondo le circostanze, plaudono o alla Repubblica italiana o alla repubblica di Salò.

Poi ci sono i confusi. È difficile capire, anche su questo argomento, quale siano le idee, le intenzioni del partito di maggioranza relativa. Si sa che nel M5S convivono anime diverse; dicono di non essere né di destra né di sinistra. Politicamente acromati si muovono secondo convenienza, senza una base valoriale che li ispiri e renda sicura, coerente la loro azione politica. Sulla Festa mantengono un profilo basso e, forse, è meglio visto che, ad esempio, nella ricorrenza del 2018 organizzarono una manifestazione a Roma in polemica con il Presidente Mattarella che non avallò la scelta di Savona come ministro dell’Economia.

Lo scenario è sconfortante ed è legittima l’aspettativa di un’iniziativa tesa a ribadire l’importanza della Festa, del suo carattere unitario; insomma un argine alla sua strumentalizzazione e alla più generale disgregazione politica e sociale.

Chi sperava in una iniziativa dal Partito Democratico è rimasto deluso; solo un tweet del Segretario Zingaretti “non è la giornata di una parte. Faccio un appello da cittadino italiano, organizziamoci: il 2 giugno esponiamo il tricolore alle finestre”. Un po’ poco, visto anche l’attivismo della destra.

Ma il basso profilo è coerente con questa maggioranza di Governo; ultimamente l’unico sussulto positivo è arrivato dall’iniziativa di Teresa Bellanova. Ma non è questa l’occasione opportuna per parlare del Governo e della sua maggioranza.

Mestamente concludo ricordando che il 2 giugno è anche l’anniversario della morte di un personaggio storico che simboleggia e riassume tutto ciò: Giuseppe Garibaldi.
Anche lui, come la Festa della Repubblica, è stato strumentalizzato: “usato” da socialisti, fascisti e comunisti. Invece dovrebbe essere ricordato da tutti per il suo impegno per l’Italia e la sua unità; al sogno unitario ha sacrificato persino il suo convinto repubblicanesimo! Ha accantonato il suo ideale per un sogno più grande: l’unità degli italiani. Un esempio di attaccamento al Paese, al bene comune che avrebbe molto da insegnarci. Se ci potesse osservare esclamerebbe sconfortato: povera Italia!