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Complottismo e verità nella storia

Scritto da Marco De Vivo Il . Inserito in Vac 'e Press

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Da quando esiste l’uomo sono esistiti i complotti, da Giulio Cesare a Adolf Hitler, alcuni riusciti altri meno, altra cosa è la teoria del complotto o, potremmo dire, la sindrome da complotto. Queste teorie sono ricostruzioni dei fatti che criticano la verità come è comunemente accettata dall’opinione pubblica: tali ipotesi non sono dimostrabili per definizione, altrimenti smetterebbero di essere teorie ma fatti.

 


La prima volta che si è parlato di teorie del complotto è stato nel 1964, in seguito all’omicidio di J.F.Kennedy, per indicare tutte le ricostruzioni critiche nei confronti della “Commisione Warren” (Commisione incaricata ufficialmente di indagare sull’omicidio). Potremmo citare altri centinaia di casi: 11 settembre, omicidi di personaggi famosi, da M.L. King a Pasolini, sbarco sulla luna e via dicendo, fino ad arrivare ai giorni nostri con il servizio di Leonardo su Rai3, che parlerebbe di Virus creato in laboratorio.

Ora è chiaro che non tutti questi episodi possono essere messi sullo stesso piano, e che in molti di essi c’è stato un palese insabbiamento di prove che fanno dubitare della realtà cosi come ci viene raccontata dalla narrazione “ufficiale”. Ma quando queste teorie smettono di essere legittimi dubbi e diventano paranoici vaneggiamenti, teorie della cospirazione?

Nel 1945 ne “La società aperta e i suoi nemiciKarl Popper, a proposito del ruolo delle scienze sociali, scriveva “La teoria cospirativa della società…consiste nella convinzione che la spiegazione di un fenomeno sociale consista nella scoperta degli uomini o dei gruppi che sono interessati al verificarsi di tale fenomeno (talvolta si tratta di un interesse nascosto che dev'essere prima rivelato) e che hanno progettato e congiurato per promuoverlo.

Questa concezione dei fini delle scienze sociali deriva, naturalmente, dall'erronea teoria che, qualunque cosa avvenga nella società – specialmente avvenimenti come la guerra, la disoccupazione, la povertà, le carestie, che la gente di solito detesta – è il risultato di diretti interventi di alcuni individui e gruppi potenti.

Questa teoria è il tipico risultato della secolarizzazione di una superstizione religiosa. La credenza negli dei omerici, le cui cospirazioni spiegano la storia della guerra di Troia, è morta. “Gli dei sono stati abbandonati ma il loro posto è occupato da uomini o gruppi potenti – sinistri gruppi di pressione la cui perversità è responsabile di tutti i mali di cui soffriamo – come i famosi savi di Sion, o i monopolisti, o i capitalisti o gli imperialisti.”

“Con questo” aggiunge “non intendo affermare che di cospirazioni non ne avvengano mai. Al contrario esse diventano importanti, per esempio, tutte le volte che pervengono al potere persone che credono nella teoria della cospirazione. E persone che credono sinceramente di sapere come si realizza il cielo in terra, sono facili quant'altre mai ad adottare la teoria della cospirazione e ad impegnarsi in una contro-cospirazione contro inesistenti cospiratori.

Le cospirazioni avvengono, bisogna ammetterlo. Ma il fatto notevole che nonostante la loro presenza smentisce la teoria della cospirazione, è che poche di queste cospirazioni alla fin fine hanno successo. I cospiratori raramente riescono ad attuare la loro cospirazione.”

In sostanza gli uomini sono naturalmente spinti a cercare la verità ma quando questa diventa troppo complessa, o si presta a troppe interpretazioni, allora tendono a semplificare o a cercare facili spiegazioni, un tempo la si giustificava con un disegno divino, oggi con sinistri e occulti uomini di potere che sono contro il proprio gruppo, religione o nazione.

Umberto Eco in una lectio magistralis del 2015 spiega perché siamo cosi attratti dalle teorie del complotto o dalle bufale: “Le bufale promettono un sapere negato agli altri” magari direttamente sui nostri smartphone arriverebbe la verità che i poteri vogliono tenere nascosta”.

“Il gusto dei complotti va interpretato applicando le teorie della psichiatria al pensiero sociale, il paranoico sociale ritiene che la persecuzione dei poteri occulti sia volta contro il proprio gruppo, nazione o religione. Alcuni studi affermano che l’esposizione a informazioni sulla teoria del complotto, riduce l’intenzione di impegnarsi in politica rispetto ad informazioni che confutano la teoria del complotto. Se si è convinti che la storia del mondo è diretta da società segrete e che i gruppi decidano già tutto cosa posso fare io, mi arrendo.”

Ancora Chomsky immagina addirittura un complotto delle teorie del complotto, poiché a trarre maggior beneficio dalle teorie del complotto sono le stesse organizzazioni che la teoria vorrebbe colpire.

Lo stesso Pasolini, diceva che “il complotto ci fa delirare perché ci libera dal peso di doverci confrontare con la verità”, ci distoglie dallo sforzo di indagare, ci fa smettere di analizzare le ragioni vere.

Certo che dietro tutti gli avvenimenti della storia c’è stata una volontà, la volontà dell’uomo ma questa volontà non è qualcosa di organico, monolitico, è qualcosa di mutevole e imprevedibile. Vivere credendo di non poter cambiare il futuro è mortificante, è come smettere di chiedersi perché, una vita senza utopie.

Sempre Popper: “Il passaggio dalla società chiusa alla società aperta è avvenuto per gradi ed ha coinvolto molte generazioni. Il progresso appare tutt'altro che irreversibile, com'è caratteristica di ogni processo sociale. Nel mezzo c'è stato un cambiamento di atteggiamento che ha coinvolto la percezione che gli individui hanno del proprio universo e del posto che vi occupano.”

L’imperatore Costantino, colui che nel 336 d.c. ha legato per sempre il mondo romano con quello cristiano creando le basi della civiltà occidentale, è ricordato per questo come un uomo probo, illuminato, una figura generalmente venerata della cristianità e dalla chiesa. Eppure, prima di compiere quel gesto, poco prima di morire, aveva ucciso in ordine: tre imperatori, la seconda moglie e un figlio.

Ora qual è la verità, cosa significa verità, dovremmo pensare che i vangeli siano delle proto fake-news, o che tutte le religioni siano frutto di un complotto ordito man mano nel tempo da menti diaboliche fino ai giorni nostri. Vien meno ogni nesso di causa-effetto. La nostra interpretazione delle informazioni deve essere quanto mai critica ma non possiamo combinare elementi “illogici”.

Walter Lippmann in “Public Opinion” nel 1922 scriveva “L’ipotesi che a me sembra più feconda e che la notizia e la verità non siano la stessa cosa, debbano essere chiaramente distinte. La funzione della notizia è di segnalare un fatto, la funzione della verità è di portare alla luce i fatti nascosti, di metterli in relazione tra loro e di dare un quadro della realtà che consenta agli uomini di agire. Solo là dove le condizioni sociali assumono una forma riconoscibile e misurabile, il corpo della verità e il corpo della notizia coincidono.”

Quindi cos’è la verità, non nel senso filosofico, ma la verità storica. La verità è quella che la maggior parte della comunità codifica e riconosce come tale, quella che la collettività sceglie di conservare nella memoria e ritiene generalmente più accettabile e verosimile, e a volte utile.

 

L'articolo è stato pubblicato anche su https://www.illampione.it/ un blog partecipativo di sinistra che intende raccogliere e coagulare esperienze del fare Democrazia.