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Il sogno di liberazione dal corona virus

Scritto da Mariano D'Antonio Il . Inserito in Vac 'e Press

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I napoletani hanno salutato a modo loro la fine della minaccia del corona virus. L'hanno fatto prendendo a pretesto la vittoria della squadra di calcio del cuore, il Napoli, nella partita finale di una Coppa dei campioni.

Non è importante citare precisamente l'evento e la sua importanza. Neppure importante è conoscere quanti e quali cittadini, per lo più giovani entusiasti, abbiano partecipato all'esplosione di gioia per la vittoria del Napoli. C'è stata una festa popolare, con esplosione di gioia collettiva, forse esagerata, sicuramente fuori luogo, efficace al massimo come prova di un esorcismo collettivo.

L'evento dice molto e lo dice in positivo, nonostante la disapprovazione di alcuni politicanti ai quali l'evento è risultato indigesto. Perchè? Perchè l'esplosione di liberazione collettiva, anche se ingenua e prematura, per la liberazione dall'incubo del contagio, dice molto indirettamente sulla gestione della pandemia, della malattia virale. Dice che larga parte della popolazione, definita di gente incosciente, immatura, incivile, ha rifiutato di attendere passivamente la strategia delle autorità che si sono dedicate finora a trasmettere paura e apprensione ai cittadini piuttosto che comunicare gli sforzi delle autorità per debellare il virus o almeno per soccorrere efficamente le persone colpite.

Il contrasto alla diffusione della pandemia non è stato infatti gestito in maniera del tutto appropriata valorizzando l'impegno dei sanitari, medici e infermieri, e delle infrastrutture mediche disponibili, ma è apparso troppo schiacciato sulla paura e sulla prevenzione della malattia, diffuse in maniera ingenua, come si trattasse di esorcizzare un castigo di Dio destinato a un popolo innocente.

La reazione difensiva è stata improntata perciò sul "si salvi chi può" piuttosto che valorizzare l'azione dei sanitari autentici eroi di questa battaglia e il lavorìo delle istituzioni informali dei volontari corsi a soccorrere gli strati più deboli della popolazione.

La mia memoria è corsa agli anni '70 quando a Napoli col terremoto si diffuse la preoccupazione per la diffusione del colera e un gruppo di esponenti del Comune (assessori e consiglieri comunali) ci trovammo a Palazzo San Giacomo per rispondere all'allarme della popolazione cittadina, rispondendo a visite e telefonate dei napoletani, calmandone le ansie, coordinando i soccorsi, organizzando i volontari disponibili. Nei giorni successivi fummo coinvolti dalla Prefettura verso la quale si diresse una folta manifestazione di cittadini che reclamavano soccorsi urgenti e risposte a una grande massa di povera gente, per lo più disoccupati. Fu per molti di noi un bagno di impegno civico e di umiltà, durato intere nottate insonni, che potevamo interrompere ascoltando il suggerimento di una pattuglia agguerrita di poliziotti e carabinieri, pronti a disperdere i residui manifestanti (alcune centinaia) allontandoli da piazza Plebiscito. Non lo facemmo e all'alba riuscimmo a convincere i "disoccupati organizzati" ad accettare un elenco di promesse realistiche.

Morti di stanchezza, la nostra pattuglia di esponenti delle istituzioni si sciolse con i disoccupati, ci sciogliemmo e andammo a dormire.