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Lettera di una studentessa-manifestante

Scritto da Francesca Scarpato Il . Inserito in Succede a Napoli

Quando sei al primo anno di liceo e un bel giorno si presenta in classe un ragazzo dell’ultimo anno, un ragazzo di quelli che oggi qualcuno definirebbe (per vestiario ed atteggiamento) “un alternativo”, un ragazzo che inizia con foga e passione a parlarti di libertà ed uguaglianza e della necessità di lottare per esse, usando termini e citando personaggi di cui magari non hai neanche mai sentito parlare, vi assicuro che qualcosa vi scatta dentro. O almeno questo è quello che è capitato a me: avevo quattordici anni.
Di lì primi incontri e prime assemblee in cui sembravamo capaci, in una stanza, di risolvere le piaghe dell’intero sistema e poi primi cortei, prime manifestazioni e prime occupazioni accompagnate sempre da una forte voglia di cambiare realmente le cose, urlando quanto più potevamo per far sentire la nostra voce.
Finchè un giorno apri gli occhi e capisci e realizzi che forse “non è tutto oro quello che luccica”, che forse non tutti agiscono spinti da “nobili intenti”, che forse qualcuno si aggrega solo perché quel giorno gli andava di marinare la scuola o forse perché aveva solo un po’ voglia di “menare le mani”.
E i tempi passano, le ragioni per cui si protesta mutano ma le dinamiche non cambiano!
Lunedì 12 novembre a Fuorigrotta, in occasione dell'arrivo a Napoli del ministro del welfare Elsa Fornero al vertice intergovernativo tra Italia e Germania dedicato all'apprendistato e al precariato, si è verificato l’ennesimo, indecoroso spettacolo: mentre migliaia di giovani sono scesi in piazza per esternare il proprio dissenso su provvedimenti presi in maniera poco attenta alle reali esigenze odierne e per cercare di dire la propria, lottando nella speranza di garantirsi un futuro migliore, alcuni “manifestanti” premunendosi di mega scudi in plexiglass e spranghe, hanno finito per tramutare la protesta in una rissa all’ultimo sangue con le forze dell’ordine.
L’art 21 della costituzione italiana parla chiaro: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Ma la violenza portata in quelli che dovrebbero essere pacifici momenti sociali di fondamentale importanza ha un solo un effetto: escludere qualsivoglia residuo di ragione avremmo potuto avere, senza contare il non conseguimento degli obiettivi preposti.
In effetti c’è da dire che questo è un problema che ci portiamo dietro dal 68, che di fatto è degenerato nel terrorismo degli anni 70, per poi sfociare nella odierne manifestazioni dei famosi “black bloc”.
Vico parla di "corsi e ricorsi storici" ed è proprio questo quello che dovremmo evitare: la coazione a ripetere gli errori del passato. Evitiamo. Evitiamo il delirio dei nostri padri. Evitiamo di chiuderci nel tempo delle manifestazioni che è sempre lo stesso: si inizia ad ottobre, si finisce a dicembre, con i più che magari non sanno neanche perchè questa volta sono scesi in piazza. Liberiamoci di usanze e slogan ricchi di demagogia e populismo e impariamo ad entrare concretamente e produttivamente nel merito delle questioni per fare in modo che i nostri Diritti, quei famosi Diritti che sognavamo di tutelare da bambini, siano affettivamente garantiti.