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Riapre la spiaggia libera della Gaiola. Vera riapertura o definitiva chiusura?

Scritto da Paolo Catanzariti Il . Inserito in A gamba tesa

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La Gaiola, anticamente chiamata Euplea, in onore alla dea Venere Euplea protettrice dei naviganti, è un'isola minore del Golfo di Napoli. Questo luogo unico racchiude in sè un importanza sia storica che naturalistica allo stesso tempo.

 


Originariamente sull'isolotto sorgeva un Tempio Romano, dedicato appunto alla dea Euplea, fu poi residenza Patrizia e sin da allora è stata da sempre abitata. Dai tempi antichi, fino ad oggi, sono numerose le leggende e le storie legate all’isola, molte delle quali hanno avuto un epilogo tragico. Delitti efferati, misteriosi suicidi hanno caratterizzato la vita dei proprietari della villa della Gaiola nel corso dei secoli.

La misticità dell’isola scatena nel cuore di ogni osservatore sensazioni profonde ed ancestrali.
Il fascino misterioso dell’isolotto della Gaiola stimola il nascere di leggende popolari che prendono spunto da fatti realmente accaduti.
Torniamo ai giorni nostri, dall’anno 2002, la Gaiola è una Area Marina protetta, gestita dalla CSI Gaiola ONLUS.

Oggi, a seguito delle misure anti covid, la spiaggia libera antistante (zona B) il parco area marina protetta (zona A) è stata riaperta, ma con pesantissime limitazioni.
E' stata predisposta una APP che contingenta le visite e gli ingressi all'area, e fin qui tutto bene. Questa App non è gestita dal Comune o dalla Municipalità, ma bensì è stata predisposta e viene gestita dallo stesso ente gestore in monopolio del parco sommerso, Gaiola ONLUS, diretto da Maurizio Simeone.

L'accesso contingentato non è più previsto, come avveniva in passato, per la sola area marina protetta (zona A). Inspiegabilmente, da oggi, la zona A è stata "temporaneamente" chiusa al pubblico ed anche per l'accesso all'area di balneazione pubblica (zona B), di proprietà demaniale, viene tutto di fatto gestito in maniera monopolistica dall'ente Gaiola ONLUS.
Per accedere alla Gaiola, da adesso in poi, sarà necessaria la prenotazione che si potrà effettuare unicamente sul sito www.areamarinaprotettagaiola.it .

Ci si può prenotare il giorno prima per accedere alla spiaggia il giorno dopo, (fino ad un massimo di 75 persone per ogni turno), dalle 09.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00, il Parco chiude alle ore 19.00. Tutto molto semplice. Sfido chiunque a provare a prenotare dopo le 8.05 del giorno prima, è semplicemente impossibile. Di fatto con la predisposizione di questo assurdo ed irragionevole contingentamento su prenotazione, si vieta la fruizione della spiaggia libera a tutti. Io ci sono stato, non c'erano più di 30 persone in tutto. E le altre prenotazioni? Non so. A chi fa comodo tutto questo? Non so.

Certo, era molto complicato riaprire dopo le disposizioni del DPCM di marzo che definiva l’obbligo di chiusura per musei, siti archeologici ed aree protette. La Gaiola ne ha due su tre.
In definitiva, la Gaiola per la sua conformazione e natura giuridica, per riaprire al pubblico, ha dovuto rispettare contemporaneamente in un unico piano di sicurezza, le prescrizioni normative anti-contagio valide per l’apertura al pubblico dei siti culturali, delle aree naturali protette e delle spiagge di balneazione pubblica.

La riapertura non ferma le polemiche e il malcontento di molti napoletani, anzi, sembra piuttosto aggiungere benzina sul fuoco delle polemiche degli ultimi anni. Tanti sono infatti i cittadini insoddisfatti sulla gestione complessiva dell'area marina protetta da parte della Gaiola ONLUS.

Riaprendo nel modo in cui si è aperto io credo che non si siano rispettate nè le norme a tutela dell'area marina protetta, nè soprattutto si siano rispettati i cittadini.
Teoricamente, il sito è stato riaperto. Di fatto, a mio modesto parere, si è trovato un modo per poterlo chiuderlo definitivamente.

L'accesso al cancello, per entrare nel vialetto che porta alla spiaggia pubblica, che è una proprietà del comune, è sorvegliato da un vigilante privato e resterà di fatto negato ai più, non si sa per quanto tempo.

Il luogo delle mie rimembranze e con le mie, quelle di tanti altri giovani e meno giovani napoletani, potrebbe cambiare definitivamente dopo queste emergenza. Sarò ripetitivo, ma il mare è un bene comune. Un bene comune è un bene di tutti. Oltre ad essere un bene comune, la Gaiola è anche un bene collettivo, di tutta la collettività.

Ciò premesso, potrebbe essere stato definitivamente negato un accesso libero per tutti a questo così speciale bene comune, con il "pretesto" dell'emergenza covid e del rispetto delle norme di sicurezza. Non sono a conoscenza di quali interessi e quali obiettivi possano esserci. Ciò di cui sono certo, che ho visto con i miei occhi, è che una vigilanza privata, nega l'accesso ad un bene pubblico. Ho visto con quale livore rappresentanti di una ONLUS, proteggono il proprio interesse nell'affermare la gestione in esclusiva di un'area pubblica, piuttosto che proteggere un bene comune. Chi gestisce l'area marina protetta della Gaiola, seppur con tutte le dovute autorizzazioni del caso da parte del Comune, lo fa in maniera totalmente monopolistica, oggi più di prima.

Una zona rossa di riserva integrale, quale è l'area marina protetta della Gaiola, sarebbe in realtà una zona pensata per tutelare aree non ancora antropizzate, per proteggerle dall’impatto negativo dell’uomo. La Gaiola è, tra le altre cose, un sito archeologico. Gli insediamenti umani ci sono da millenni, così come i reperti archeologici testimoniano.
E' alquanto inverosimile che in uno dei pochi accessi liberi al mare, in un'area metropolitana di Napoli, che conta milioni di abitanti, venga istituita una zona rossa a riserva integrale e che quindi venga proibita la balneazione. Difatti gli enti gestori, fino ad oggi, hanno sempre consentito la possibilità di fare il bagno e di utilizzare questo posto come una normale zona di balneazione, fino ad oggi, appunto.

Non credo serva altro per dimostrare l'assurdità di certe tesi che vorrebbero la chiusura definitiva dell'area marina protetta, nel "ristabilimento di una condizione pre-umana". Non è difficile invece da credere che ci siano precisi interessi alla chiusura al pubblico dell'area ed alla gestione in esclusiva di un così rilevante bene comune di interesse collettivo.
Le misure di sicurezza, si spera temporanee, non possono e non devono essere il pretesto per una sorta di "privatizzazione" di alcune aree, ad uso esclusivo di pochi eletti.
Controllo del territorio non vuol dire chiusura o inibizione. La Gaiola non può essere un posto chiuso. Deve tornare ad essere un luogo di libertà e di aggregazione.

La libera fruizioni degli spazi demaniali è un principio regolato dall’art. 822 del Codice Civile. Sui beni demaniali si esercita l’uso pubblico, cioè la collettività ne può’ godere direttamente. La proprietà demaniale è un diritto inalienabile e non può formare oggetto di diritti di terzi.

C'è chi auspica che il contingentamento degli accessi, giustificato oggi con l’emergenza Covid, possa diventare poi la norma anche quando sarà superata la pandemia. Io voglio credere che non sarà mai più così.