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Bilancio Comunale

Scritto da Rino Cardinale Il . Inserito in Il Palazzo

Rino

Se c’è un aspetto che accomuna indiscutibilmente la giunta attuale con quella che l’ha preceduta esso è rappresentato dalla scelta, tutta politica, di affidare ad un tecnico l’assessorato al bilancio. Anche le modalità con cui ciò si è verificato sono, a dir poco, sorprendentemente simili. In entrambe le giunte l’ex presidente del Collegio dei Revisori è stato chiamato ad assumere la carica di assessore al bilancio, in entrambi i casi per sostituire il medesimo assessore dimissionario/to, Riccardo Realfonzo.

Vale a dire che in entrambi i casi, un tecnico, non a digiuno dello stato dei conti dell’amministrazione, è stato chiamato a gestire quei conti che fino ad un giorno prima aveva controllato. SI badi bene, nessun conflitto può essere invocato. Due controllori che divengono controllati non possono generare preoccupazione, semmai la cosa sarebbe avvenuta nel caso opposto.
Ma le similitudini, purtroppo, si fermano qui. Nella precedente giunta, Michele Saggese, gliene va dato atto, ha gestito il bilancio contemperando le esigenze della politica a quelle dei rigorosi e pregnanti vincoli di bilancio. Non è un caso che le trecento assunzioni in ASIA siano avvenute solo con la gestione De Magistris (che ha peraltro, goffamente, cercato di imputarle ad impegni presi nel passato). E che dire delle dismissioni patrimoniali? Quelle operate da Rosetta hanno portato soldi nelle casse comunali, quelle arancioni solo benefici alla Romeo S.p.a.
Ma i flop amministrativi dell’attuale amministrazione non si fermano qui. Da ferragosto assistiamo alla vicenda, ormai surreale, degli incarichi dirigenziali, più volte annunciati e poi ritirati, perché i conti non tornano. Infine, in epoca più recente, la sentenza del TAR che ha dichiarato illegittima ed ai limiti dell’arbitrio, la delibera che autorizzava i pagamenti ad alcune ditte fornitrici del comune, scavalcando il criterio dell’ordine cronologico.
Tuttavia non mancano dichiarazioni improntate all’entusiasmo ed all’ottimismo da parte dei nostri amministratori, come quelle rilasciate in occasione della conferma dell’outlook negativo da parte delle Agenzie di Rating internazionali, che hanno lasciato invariato il giudizio sul comune di Napoli, fermo ad un desolante BB- (vale a dire il livello appena sopra il default). In quella occasione i nostri amministratori si sono detti entusiasti per lo scansato pericolo di un ulteriore declassamento. Come dire che un medico si dica soddisfatto perché il paziente è in coma irreversibile ma non è ancora morto! Per non parlare del giudizio senza appello sul piano di rientro predisposto dal comune nell’ambito delle procedure per il predissesto, sbandierato come la cura che riporterà in sicurezza i conti comunali, ma giudicato inadeguato dagli organi di controllo ministeriali, che hanno evidenziato come esso si basi quasi esclusivamente sulla vendita del patrimonio immobiliare senza che sia stato predisposto uno serio piano di dismissioni. Un po’ come se un imprenditore si recasse in banca a chiedere un finanziamento per un imponente piano industriale, senza avere uno straccio di business plan con se.
Un vecchio adagio suggerisce di non gettar via l’acqua sporca insieme al bambino. Le similitudini richiamate all’inizio suggeriscono che a Palazzo San Giacomo hanno preferito tenere l’acqua e gettar via il bambino.