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Il Bilancio che abbiamo in “Comune”

Scritto da Ferdinando Capuozzo Il . Inserito in Il Palazzo

Pal Giacom

È cruciale fare chiarezza sulle reali condizioni dei conti del Comune di Napoli affrontando la questione ad un livello tecnicamente e politicamente valido evitando strumentalizzazioni fuorvianti. Il dibattito, spesso apparso sui quotidiani cittadini, ha messo in evidenza posizioni, legittimamente differenti, ma spesso non adeguatamente argomentate.

Il Bilancio di un Ente Locale non è di immediata comprensione e questa implicita difficoltà, unita allo scarso impegno degli Enti verso una trasparenza efficace, determina spesso letture superficiali che hanno come risultato una visione parziale del problema fallendo l’obiettivo di avere una visione sistematica.

Appare urgente per questo motivo analizzare tecnicamente quali sono i problemi del Bilancio del Comune di Napoli e soprattutto cercare di individuarne le cause prime. Siamo convinti che dando una risposta a queste due domande si possano fornire elementi di base per una discussione seria finalizzata a un servizio prezioso per la città e per la prossima amministrazione.

Andiamo con ordine.

Quanto spendiamo per i servizi?

Il Bilancio non è tutto ma occorre avere la consapevolezza che tutti servizi che un Comune fornisce ai cittadini devono necessariamente passare per il Bilancio. Di questo siamo convinti e da questo approccio vogliamo partire.

Analizzando i Rendiconti dal 2010 al 2019 del Comune di Napoli si è potuto constatare che il costo annuo dell’intera macchina comunale è stato di mediamente di 1,1 Miliardi di Euro. La voce che ha subito una evidente riduzione, nel corso del periodo preso in esame, è il costo del personale che si è ridotto del 40%, passando da 457 milioni a 277 milioni di Euro annui.

In questo periodo il personale è stato ridotto per effetto del pensionamento e non è stato adeguatamente sostituito per le norme nazionali che hanno impedito l’assunzione di nuovo personale.

La mancanza di risorse umane ha impedito, di fatto, l’espletamento di efficienti servizi e solo in parte compensati dalla esternalizzazione dei servizi stessi.

L’inefficienza di alcuni servizi essenziali sono stati percepiti dai cittadini e sono dovuti essenzialmente da un lato alla perenne scarsità di risorse finanziarie ma anche alla mancanza di risorse umane. Mediamente il costo del personale ha inciso per circa il 32% per ogni anno.

I servizi essenziali quali trasporto pubblico, servizio igiene urbana, manutenzione stradale e verde, servizi sociali, hanno inciso per circa il 49%.

Appare rilevante l’impatto che hanno avuto il pagamento degli interessi passivi, per i circa 700 mutui, prevalentemente accesi presso la Cassa Depositi e Prestiti, che nel corso del periodo oggetto di analisi (dal 2010 al 2019) è stato pari a circa 814 Milioni di Euro con una incidenza sulla media delle spese correnti di circa il 7,5%.

Quali sono le entrate del Comune? Chi sostiene le casse del Comune?

I cittadini attraverso imposte e tasse locali contribuisco per il 61%, lo Stato contribuisce per il 29%, mentre la Regione per il 7% ed altri contribuiscono per la parte restante.

Lo Stato nel 2010 trasferiva, invece, risorse al Comune di Napoli per circa 626 milioni di Euro mentre nel 2019 ha trasferito 321 milioni di Euro. Si capisce bene che lo Stato, attraverso i trasferimenti, contribuiva alle Entrate del Comune di Napoli, nel 2010 per circa il 56%, oggi contribuisce per il 29%. Al fine di poter mantenere livelli minimi di erogazione dei servizi il Comune di Napoli ha dovuto innalzare progressivamente le aliquote delle Entrate da addossare ai cittadini che da un lato si sono visti ridurre, in alcuni casi, i servizi e dall’altro aumentare la quota di contribuzione alle casse del Comune attraverso aumento di tasse ed imposte locali. Sappiamo bene altresì che viviamo in un territorio con basso reddito di produzione pro-capite che può indurre a mancati pagamenti generando il fenomeno tanto evidente della scarsa capacità di riscossione dell’Ente.

Che succede se le Entrate non entrano? Cosa comporta la mancata riscossione?

La mancata riscossione di entrate previste e accertate nel corso dell’anno determina la formazione dei cosiddetti “Residui attivi”. Si tratta di crediti che l’Ente vanta nei confronti di cittadini, Enti Pubblici (Stato e Regione per contributi non ancora erogati), società partecipate e imprese. L’ammontare totale dei residui attivi a fine 2019 è pari 3.978 Miliardi di Euro, una montagna enorme come si può intuire. Ad aggravare la situazione dei conti del Comune di Napoli è stata l’introduzione di una più stringente normativa nazionale in materia contabile degli Enti Locali, intervenuta nel 2015, che ha comportato l’incremento esponenziale del cosiddetto Fondo Crediti Dubbia Esigibilità (FCDE), il cui valore a fine 2019 è pari ad 2.125 Miliardi di Euro. Nella sostanza si ritiene che su un ammontare di 3.978 miliardi di Euro di residui attivi non siano riscuotibili 2.125 miliardi cioè il 53,42%. Questa cifra non riscuotibile costituisce il FCDE il cui ammontare viene sottratto alla capacità di spesa dell’Ente: più è alto il FCDE meno il Comune può spendere e più debiti deve contrarre per sostenere i servizi. Questo è il motivo centrale per cui il debito e il disavanzo (la differenza tra entrate e uscite) del Comune di Napoli sono aumentati dal 2015: prima di questa data non è possibile fare paragoni perché cambiano i modi di fare i calcoli e di presentare i risultati. Prima di questa data le Entrate che non venivano riscosse erano comunque inserite nelle Entrate effettive e dunque il bilancio sembravano più in ordine. Si segnala che, ad esempio, sui crediti relativi alle multe per il codice della strada, pari a circa 802 milioni di Euro a fine 2019 la parte potenzialmente riscuotibile sia pari ad Euro 14,5 milioni di Euro cioè l’1,82%, mentre la Tari non riscossa è pari ad Euro 905 milioni di Euro e la parte riscuotibile è potenzialmente di 77 milioni di Euro pari all’8,53% della voce in oggetto. Anche l’imposta che colpisce i proprietari di immobili presenta una scarsa capacità di riscossione, i crediti per IMU non riscossa ammontano a 236 milioni di Euro di cui la parte potenzialmente riscuotibile è pari a circa 11 milioni di Euro cioè il 4,79% dei crediti iscritti al Bilancio.

Con le regole contabili che impongono blocco della spesa e risorse mancanti per gli effetti prima descritti uniti alla scarsa velocità con cui il Comune riscuote i tributi, il Comune di Napoli ha necessità di accendere nuovi mutui per sopperire alla mancanza di liquidità. Il Comune di Napoli ha in essere circa 700 mutui, la maggior parte contratti con CDP, per un valore di circa 2 Miliardi di Euro ad un tasso fuori mercato oscillante tra il 4 e il 5 per cento, laddove i tassi attuali viaggiano intorno all’1 per cento. Un abbassamento dello 0,50% del tasso praticato sui Mutui presi in esame comporterebbe una diminuzione degli interessi passivi di circa 140 milioni di Euro fino al 2044. Analogamente una riduzione del 2% dei tassi praticati porterebbe una presunta riduzione degli interessi passivi di circa 700 milioni di Euro, sempre fino al 2044.

Agli interessi passivi correnti nel caso del Comune di Napoli dal 2020 al 2035 ci sarà un impatto ulteriore sui bilanci futuri per effetto dei cosiddetti “Derivati” sottoscritti dalla presedente amministrazione che incideranno negativamente sul Bilancio dell’Ente per circa 175 milioni di Euro.

Quale futuro per Napoli?

Dissesto si, dissesto no, legge speciale per Napoli.

Si sprecano le opinioni negli ultimi tempi nell’ambito del dibattitto politico tutto orientato, il più delle volte, a trarre dei vantaggi dei consensi elettorali nell’immediato, senza guardare al futuro della città andando anche oltre l’orizzonte temporale dei due mandati praticabili da chiunque si insedierà a Palazzo San Giacomo nei prossimi mesi.

Per dare respiro lungo ad una soluzione dei problemi atavici del Bilancio del Comune di Napoli occorre predisporsi a fare interventi di tipo strutturali. Il che significa ragionare per migliorare le cose oggi e gettare le basi per migliorarle anche nel futuro a beneficio della città e delle generazioni future.

Non sono più consentite operazioni tampone tipo la dichiarazione di dissesto.

Le questioni strutturali, in tal caso, resterebbero tutte irrisolte e avremmo solo la sensazione di una ripartenza. L’esperienza e le statistiche ci dicono che i comuni che ricorrono al dissesto sono in larga parte recidivi e non sono indotti ad affrontare gli atavici problemi strutturali.

A fronte di un effimero vantaggio, legato ad una falsa ripartenza, non si devono trascurare gli effetti negativi che ricadrebbero sulla città, sulle imprese creditrici e sui dipendenti comunali, con la cristallizzazione dei debiti e delle procedure esecutive in corso, l’eliminazione dei servizi non indispensabili e drastiche ripercussioni sul sistema delle partecipate, già in seria difficoltà ad offrire i servizi essenziali ed indispensabili.

Per questo appare necessario affrontare con la dovuta determinazione la questione della incapacità di riscossione, il vero problema dell’intero impianto contabile del Comune di Napoli. Se dovesse arrivare, invece, qualche legge “Salva Napoli”, senza fare un intervento di tipo strutturale per salvare la città, dovremmo essere tutti consapevoli che ancora una volta si sta mettendo una toppa e non si sta ricostruendo seriamente il futuro della terza città d’Italia, si sta ancora giocando a cercare consensi a discapito delle future generazioni.

Ferdinando Capuozzo

Componente Consulta Audit risorse e debito città di Napoli