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Salernitana-Nocerina: il “rispetto” e la “fede”

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Il Pallonetto

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Forse chi non frequenta lo stadio non lo può capire, ma quel 10 novembre, a Salerno, non c’era possibilità di fare calcio. La Lega Pro, nome orribile per indicare la vecchia “Serie C”, ha ancora una dimensione umana: gli stadi sono spesso piccoli e ci si conosce più o meno tutti, la numerazione dei giocatori ha ancora un senso compiuto, dall’uno all’undici, con un intero pubblico spesso aggrappato all’invenzione del” dieci”, quello che ha i capelli un po’ lunghi, qualche tatuaggio e dei piedi che “pensano”, a dispetto dei “muratori” con il numero cinque e sei.

Il calcio di qualche anno fa insomma, quello in cui ancora ci sono dei ruoli e degli uomini, prima che le tv e tutto il circo che ne segue. Eppure il circo si è visto in campo, all’Arechi di Salerno, quel pomeriggio: le sostituzioni, i finti infortuni, i falli a metà campo nella disillusione generale. A volte il calcio è un’altra cosa, non è solo sport. E’ una cosa che penso da tempo, sempre più spesso, avendo frequentato stadi di provincia per più di dieci anni.
“ Rispetto per Nocera e per gli Ultras”, questo era lo striscione volante dei “molossi” trascinato in cielo da un elicottero appositamente noleggiato. L’ho visto in tv, così, tra un fallo ed una sostituzione, come se fosse parte del circo, il numero improvvisato del trapezista più esperto, quello che non sbaglia mai e che è la principale attrazione della serata. Gli ultras volevano andare allo stadio,essendo tutti legittimamente “schedati” tramite la tessera del tifoso e, quando non gli è stato concesso,per motivi di ordine pubblico, hanno fatto a modo loro: “Se non andiamo allo stadio Arechi, Salernitana-Nocerina non si gioca”, questo è il senso. Ogni sottocultura ha un suo linguaggio, i suoi simboli, i suoi rituali. Anche le parole possono assumere significati diversi, persino strani, se usate in certe zone del nostro Paese: la parola “rispetto”, per esempio, è ricca di sfumature. Chi non vive questa terra non le può nemmeno cogliere, forse, ma quel giorno, in quello striscione, la parola “rispetto” viveva di un significato diverso, portava con sé una cultura tutta nostra, racchiudeva nel modo migliore ciò che siamo: “camorristi nella capa”, Giuseppe D’Avanzo lo scriveva in suo vecchio articolo.
A distanza di 6 settimane, in cui l’ipocrisia ha vinto a mani basse sull’analisi dell’accaduto, tutti i tesserati sono stati deferiti dalla Procura della Figc alla Discplinare “"per avere, prima e durante la gara Salernitana-Nocerina, valevole per il Campionato di prima divisione, girone B, in concorso fra loro, ciascuno con le rispettive condotte a loro di seguito contestate, posto in essere atti diretti ad alterare lo svolgimento ed il risultato della gara, concordando artatamente la sostituzione di tre calciatori al 1° minuto di gioco e simulando, nel breve volgere di 16 minuti (tra il 4' e il 19'), 5 infortuni al fine di determinare il venir meno del numero minimo di giocatori previsto dal Regolamento del gioco del calcio per poter continuare una gara, con la conseguente sospensione della partita". Viene deferita anche la Nocerina "in ordine agli addebiti contestati a Benevento, Presidente della Società, e a Citarella, Amministratore Unico" per gli addebiti contestati a tutti i tesserati.
I legalitari del giorno dopo, quelli che prima del morto invitano alla prudenza salvo poi chiedere l’impiccagione in piazza, si sono scatenati nei commenti più rigorosi. Radiazione, dimissioni richieste ai vertici della Lega, volontà di stroncare il fenomeno ultras: eccoci qua, l’italianità è tutta opinione, bellezza. “L’ipocrisia è l’omaggio che il vizio rende alla virtù”, La Rochefoucauld non parlava di noi, ma ci aveva dipinto meglio di chiunque altro. Spingiamo sull’acceleratore dell’accusa, forcaioli a targhe alterne in eterna attesa di giudizio. Il silenzio scostante e paziente del “Tempo” vince sempre su ogni strepitio di un momento, su ogni sbraito megalomane, su ogni “rutto” degli opinionisti di carriera: non cambierà nulla. Sgombriamo il campo da ogni tipo di equivoco perché l’ipocrisia ha comunque gli occhi aperti, la cecità non le appartiene. Ci saranno le solite “pene esemplari” per giocatori, società e qualche tifosotto smascherato dalla riprese tv durante l’assalto al pullman della squadra, poi null’altro. Calerà il silenzio mediatico con buona pace di tutti, ipocriti e non. Il calcio è questo, opinione continua in ricerca perenne di “nuovi” biascichi conformi. Per questo ci appassiona, per questo ne siamo così fieramente innamorati e per questo non saremo mai assuefatti. Non ci interessa delle scommesse, delle mafie nelle assemblee societarie, dei bilanci truccati, sul calcio possiamo dire tutto e il contrario di tutto; il nulla e il niente acquisiscono così dignità, “si fanno professioni”, assumono forme precise e si siedono nelle trasmissioni televisive, negli studi radiofonici, scrivono abitualmente sulla carta stampata. E se gli ultras professano la loro “fede”, che lo facciano con il maggiore fragore possibile, perché in un paese di cattolici da rimorchio, anche loro saranno compresi, anche loro troveranno la bramata indulgenza. Fede e tifo, da sempre, sono la giustificazione per ogni cosa, per ogni violazione delle regole, per qualsiasi comportamento, per qualsivoglia peccato, per ogni mancanza di rispetto.
Mi piace riutilizzarla ora, la parola “rispetto”, affinchè non resti appannaggio di un mondo miserabile come quello visto in azione a Salerno. I “fedeli da stadio” puzzano di quell’ipocrisia canaglia, sempre vittima e mai carnefice, anarcoide e conformista. Non c’è alcuna differenza tra i “praticanti” della domenica: una immensa fila indiana in cui tutti sono pronti a ricevere la comunione e, dopo poco, ad oltrepassare i tornelli che li separano dai rispettivi settori, in trepidante attesa del salvifico evento. Una moltitudine indistinta che aspetta l’arrivo del momento capace di purificare ogni coscienza. Tutti credenti senza fede, tutti tifosi fulminati sulla via…dello stadio.