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Christiane Löhr incontra Capodimonte

Scritto da Felicia Trinchese Il . Inserito in Mostre

Christiane Löhr incontra Capodimonte

Per effetto del DPCM del 15 Gennaio 2021 la mostra “Christiane Löhr incontra Capodimonte”, inaugurata lo scorso 26 settembre 2020, è stata riaperta al pubblico lunedì 18 gennaio, con proroga fino al prossimo 11 aprile, visitabile dal lunedì al venerdì con prenotazione consigliata.


L’esposizione, a cura di Sylvain Bellenger e Laura Trisorio in collaborazione con la galleria Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, ha portato per la prima volta al museo l’opera dell’artista tedesca Christiane Löhr nell’ambito del ciclo “Incontri sensibili”, dialogo tra artisti contemporanei e collezione storica di Capodimonte.

L’arte e la natura hanno avuto un’essenza comune fin da quando l’umanità ha cercato di rappresentare graficamente il mondo che la circonda, basti pensare alle prime figurazioni, quelle dell’arte rupestre e dell’arte parietale della grotta di Chauvet o di Lascaux. Rappresentare il mondo sta, prima di tutto, nell’appropriarsene.

Nelle prime forme d’arte era riconoscibile la forza degli animali, oggetto dei primi terrori e delle grandi mitologie che hanno alimentato la sacralità delle religioni primitive e antiche e che il cristianesimo ha traslato negli animali fantastici dei bestiari del Medioevo, dove l’arte già non si limitava più a testimoniare il mondo, ma cambiava il nostro sguardo su di esso.
Nonostante questo, per molto tempo la botanica è stata trascurata. I suoi primi disegni che la rappresentano nascono con la classificazione illustrata delle piante, strettamente legata all’erboristeria medica, dello svedese Von Linné, in italiano Carlo Linneo.

Ai disegni di botanica si deve la precisione analitica, ma anche l’esaltazione della bellezza dei fiori: è tangibile l’incanto che suscitano le rose di Pierre-Joseph Redouté o Fantin-Latour, o la meraviglia di una natura esuberante e felice come nei fiori bianchi e blu di Andrea Belvedere che difficilmente chiameremmo Natura Morta, tanto la nostra sensibilità ritrova l’esaltazione della composizione, quel momento vivo e quella luce che gli impressionisti faranno oggetto dei loro dipinti.

Christiane Löhr sposta le linee di questa storia. Le sue installazioni, le sculture, i disegni, sono composti con materiali organici, quelli della natura che la circonda: il crine di cavallo, il pelo animale, il seme, il filo d’erba.

Sono opere disegnate con gli elementi della natura, la cui armonia scultorea, quasi coreografica e musicale, sembra restituire il ritmo spontaneo del mondo organico. Ma non illudetevi, l’arte che raggiunge questo livello di naturalezza è sempre frutto di un lavoro di grande rigore.

Come per Andrea Belvedere, pittore di un’altra epoca, esponente del barocco napoletano, anche per la Löhr la natura è viva e dalle sue composizioni emana una forza vitale, certamente spensierata ma anche allarmante, quella di un’altra forma di pericolo derivato dalla fragilità della materia.

Per questa mostra, dove la sua opera incontra un dipinto di Andrea Belvedere, la Löhr ha chiesto che fosse utilizzata la luce naturale. Per tale ragione è stata riaperta la finestra, solitamente chiusa, della sala “Incontri sensibili” e il caso ha voluto che si aprisse sul meraviglioso Belvedere di Capodimonte.

Un’altra casualità, una di quelle che fanno della storia un destino, è la presenza, a pochi metri di distanza, della “sala Kounellis“. Così, dopo molti anni, l’allieva e il maestro si incontrano di nuovo e si comprende quanto le loro installazioni rivelino gli stessi misteri, quelli che non lasciano nulla al caso e oscillano tra esigenze estetiche e pensiero politico.