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Invasion: nefasta premonizione a lieto fine

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Cinema & TV

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Mercoledì 27 gennaio il canale “20” della Mediaset trasmette “Invasion”, e lo replica il giorno seguente, giovedì 28. La cosa non desterebbe scalpore se fosse un film premiato con qualche Oscar, o magari una “Palma d’oro”, se avesse segnato un’epoca o riscosso uno straordinario successo di pubblico, ma in realtà, ai tempi della sua uscita nelle sale, la pellicola è del 2007, fu un “flop”.

Il fatto veramente notevole, è che “Invasion” ci ricorda in modo assolutamente sconcertante, gli avvenimenti che stiamo vivendo da un anno a questa parte con la pandemia da Covid. Certamente ci sono delle differenze sostanziali, il virus che sta sconvolgendo le nostre vite non ha provenienza aliena, sebbene sia comunque oscura e motivo di acerrimi dibattiti; creato in laboratorio o frutto di innesti animali? Viene dalla Cina, o si è semplicemente manifestato lì per primo?

La pandemia, al contrario, è il terribile punto decisamente in comune.
Il film, con attori di primissimo piano quali Nicole Kidman e Daniel Craig, non ebbe particolare successo, anzi Oliver Hirschbiegel, il regista tedesco, fu aspramente criticato, tanto che alcune scene furono rifatte, su ordine della produzione insoddisfatta, la Warner Bros, ed affidate alle inquietanti sorelle Wachowsky, registe e sceneggiatrici trans gender, ed al regista James Mac Teigue.

Ma, ai fini della storia che ci interessa, bisogna ricordare che il regista non è altro che colui che si occupa del film, delle scene e delle inquadrature, dei tagli, magari anche della musica; che lo dirige, infatti in Inglese si dice “director”, ma la storia, la stranamente attualissima storia, è opera dello scrittore di fantascienza Jack Finney. Il titolo originale era l’”Invasione degli ultracorpi”, e a dire il vero questo è il “remake” di un film degli anni ’50, più fortunato ai botteghini, e neanche il primo tratto da un romanzo di Finney, che era all’epoca un affermato autore di fantascienza, genere che, come spesso accade, precorre la realtà. Basta ricordare i romanzi di Jules Verne su tutti. Il fatto sconcertante, è che vedere nelle pagine dell’autore francese il visionario prototipo di un sottomarino, o di un’astronave, è una cosa, vivere una pandemia è ben diverso! Chi scrive, da buon appassionato di fumetti, soprattutto negli anni ’70, non ha potuto fare a meno di pensare a l’”Eternauta” ed altre storie allucinanti lette da ragazzo, fin dal febbraio del 2020. E sono sicuro di non essere il solo che ha pensato al dopo-pandemia: cosa succederà? Ci toccherà vivere futuri di mondi devastati e tragedie? “Il pianeta delle scimmie” o “Mad Max”?

Una cosa è certa, non sarà più tutto come prima, ci saranno numerosi cambiamenti in tutti i campi. Spero che il ripetuto invito ad evitare contatti con i nostri simili e la sempre più frequente richiesta, e necessità, di ricorrere al cosiddetto “smart-work”, non ci porti, non porti l’umanità intera, a diventare catatonica ed indifferente a tutto, a ogni stimolo esterno ed umano, come il virus alieno di “Invasion”.

Nel film, dopo le inevitabili avventure dei protagonisti, altrimenti che film sarebbe, il vaccino viene scoperto, e vissero tutti felici e contenti. È questo un messaggio, che seppur banale, è l’unico accettabile e possibile. Un messaggio di ottimismo, che la scoperta del vaccino nel nostro mondo reale, e l’inizio della sua somministrazione su scala mondiale, non solo lo supporta, ma ci autorizza, o meglio, ci obbliga, a diffondere.