fbpx

Mario Panizza al PAN: dal 11 febbraio all’9 marzo

Scritto da Maddalena Maria Sorbino Il . Inserito in Mostre

loc

Da giovedì 11 febbraio apre al pubblico la Mostra “Linea d’ombra” di Mario Panizza.
Sono trentaquattro le opere presenti al PAN, acrilici su tela, quasi esclusivamente in bianco e nero che rimarranno in esposizione fino al 9 marzo nelle tre sale del Loft al piano terra, attraverso un percorso diviso in tre aree tematiche: persone, architetture, cose.

 


La ricerca, portata avanti dall’autore negli ultimi quattro anni, raccoglie un campionario di immagini che colgono il sentimento ambivalente, di appartenenza e alterità, di ciascuno con l’ombra, in particolare con le sue inaspettate metamorfosi.
Le sue tele, che si situano in una lunga tradizione figurativa, attenta al dettaglio e ai materiali, sono state oggetto di varie mostre personali sin dal 2005.
È questione non da oggi dibattuta se nella rappresentazione artistica l’ombra stia a significare un’assenza o una presenza, se essa indichi uno spazio o uno stato di vuoto, riempito appunto dalla proiezione di qualcosa che non è lì.
È meraviglioso vedere queste ombre che con i loro contorni frastagliano rispetto a una o più zone di luce, a una massa incombente e quindi, anche quando non visibili esse sono molto presenti.
Questo gioco misterioso di essere e non essere sembra uno dei fili rossi delle opere di Mario Panizza presentate al museo: incerto, lo spettatore s’interroga sulla reale indole delle sagome che si delineano dinanzi al proprio sguardo.
Ma alla fine, l’ombra rappresenta un’occasione figurativa: il profilo di un corpo, proiettato su un piano, fissa il soggetto e ne definisce i contorni, stabilendo i punti di riferimento per un possibile ritratto futuro.
Ed è stato così sin dalla mitologia, come afferma un articolo pubblicato dall’università Unilink: come teorizza Plinio il vecchio attraverso il mito del “vasaio Butade Sicionio”, si può sempre ritornare su quel profilo, ricordarne le fattezze e ricostruirne le sembianze, ed è proprio da qui, dalle sagome che si sono impossessate delle ombre, che nascono la pittura e la scultura.
Nelle tele di Panizza si rilegge la compartecipazione emotiva a questa ricerca, al punto che i suoi dipinti sembrano volersi misurare con la rappresentazione fotografica “iperrealista”.
Eppure l’attenzione all’espressività prevale e lo strumento della pittura “precisionista” non abbandona il piacere di andare a curiosare oltre la verità del piano di ripresa.

Fonte: www.unilink.it