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La Galleria Annarumma ospita l’esposizione “Frozen Time”, mostra in cui la solitudine e l’angoscia dovute alla pandemia prendono voce comune

Scritto da Felicia Trinchese Il . Inserito in Mostre

Frozen Time

L’intero 2020, così come l’inizio del nuovo anno, sono stati caratterizzati dalla tristemente nota epidemia di Covid 19 che, a tutt’oggi, sembra essere tutt’altro che debellata. Le conseguenze del virus sono sotto gli occhi di tutti: oltre due milioni di morti in tutto il mondo, economie nazionali provate duramente dai lockdown che i governi hanno stabilito per contenere il diffondersi dell’epidemia.

In quest’ambito si pone l’esposizione “Frozen Time”, (Tempo Congelato) organizzata dalla Galleria Annarumma, mostra che si protrarrà fino al prossimo 6 marzo, che coinvolge artisti di diversi paesi, nata dalla considerazione di un altro aspetto conseguente al diffondersi del Covid 19, ossia la socializzazione negata ed il “congelamento” dei rapporti interpersonali.

Si resta a casa: i ragazzi studiano collegandosi via internet con i propri docenti per la didattica a distanza senza poter confrontarsi con i propri coetanei; si diffonde il cosiddetto “home working”; si ordinano online merci e beni di prima necessità, bloccando in questo modo anche l’economia dei piccoli e medi commercianti, e non solo.

Anche per gli artisti, restando nei loro studi, è stato forte l’impatto delle conseguenze di questa surreale situazione in cui si è stati costretti a vivere negli ultimi tempi. È da questo concetto che prendono vita le opere presenti nell’esposizione “Frozen Time”, opere che esprimono l’inevitabile solitudine che tutti, almeno per un momento, abbiamo provato negli ultimi tempi.

I paesaggi sono vuoti, deserti e sconfinati (Nick Benfey); le case, soprattutto dei single, sono abitate dalla solitudine in cui, a volte, si affaccia solo il gatto domestico (Karyn Lyons); la tristezza fa spesso capolino nei pensieri dell’artista (Nastaran Shahbazi e Natalia Gonzalez Martin); il ricordo di momenti di una sensualità allora vissuta in pienezza ed ora negata (Giorgio Ermes Celin); l’insofferenza, l’ansia e la rabbia che prendono il sopravvento su tutte le possibili emozioni positivi (Chris Regner).

La mostra mette in luce una varietà di emozioni e sentimenti che hanno invaso i cuori di tutti, ma che non tutti sono riusciti ad esprimere e a cui, invece, gli artisti hanno dato voce, sfruttando le paure più profonde e il malessere che ha inondato la società come fertile humus per la realizzazione dei loro nuovi lavori.