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Paolo La Motta. Capodimonte incontra la Sanità

Scritto da Felicia Trinchese Il . Inserito in Mostre

Capodimonte incontra la Sanità

A partire dallo scorso 18 febbraio, il Museo e Real Bosco di Capodimonte ospita l’esposizione “Paolo La Motta. Capodimonte incontra la Sanità” che sarà visitabile fino al prossimo 19 settembre di quest’anno. La mostra è a cura di Sylvain Bellenger e Maria Tamajo Contarini, promossa e organizzata dal Museo e Real Bosco di Capodimonte in collaborazione con l’associazione Amici di Capodimonte Ets e realizzata grazie al sostegno della Regione Campania, con fondi europei POC -Programma Operativo Complementare 2014-2020, su progetto di allestimento dell’architetto Lucio Turchetta e coordinamento di Maria Flavia Lo RegioProtagoniste.


Grazie alla sua vasta visuale culturale e alla profonda conoscenza della tecnica scultorea e pittorica, La Motta riesce a far emergere l’anima dei ragazzi del rione Sanità, la loro angoscia, le loro speranze, i loro sogni, istantanee di un’infanzia spesso aspra e quasi sempre troppo breve. Questi volti scrutati, amati, rispettati e poi fermati nella terracotta o modellati attraverso una pittura corposa e plastica, saranno esposti nella sezione arte contemporanea del Museo e Real Bosco di Capodimonte nel corso della mostra “Paolo La Motta. Capodimonte incontra la Sanità”.

L’esposizione si pone in collegamento con l’altra mostra che l’artista ha tenuto al Museo: “Incontri sensibili: Paolo La Motta guarda Capodimonte” (30 giugno 2018 – 24 febbraio 2019) nell’ambito del ciclo di mostre-focus che ospitano artisti contemporanei in dialogo con la collezione storica di Capodimonte, in una sala dedicata al secondo piano.

Paolo La Motta è un artista fuori dal sistema dell’arte contemporanea, e da tutti i sistemi. Non è rappresentato da nessuna galleria e non specula sui social network o sul mercato. Rappresenta un “movimento” molto personale, il suo, che unisce una profonda e vasta conoscenza dell’arte – arte di tutti i tempi e di tutti i luoghi – a cui rende costantemente omaggio con passione, con uno sguardo attento e penetrante sulla realtà. L’artista utilizza solo tre colori: ocra gialla, terra di Siena bruciata e blu oltremare; uno studio sulle tonalità che da tempo l’artista approfondisce e sperimenta. Non c’è disegno preparatorio, la pittura è diretta e spontanea e le pennellate, sovrapponendosi, costruiscono l’immagine.

Nell’esposizione sono riuniti ventitré dipinti, nove sculture e il polittico “Genny”. Quest’ultimo, che La Motta aveva dedicato nel 2007 al tristemente noto Genny Cesarano, ucciso durante uno scontro tra bande rivali, ennesima vittima innocente della camorra in un quartiere martoriato, ritrae il volto di Genny fissando quattro pose della testa, quattro punti di vista, il volto, il collo e i due profili e concludendo l’opera in una terracotta a tutto tondo. La struttura in ferro che sostiene la scultura ha le stesse dimensioni delle tele e uno specchio che permette di poterne osservare il retro e al tempo stesso riflette l’immagine dell’osservatore, che ne è così spettatore ed anche “protagonista” dell’opera, l’unica di Paolo La Motta in cui scultura e pittura convivono.
L’ultima tela dipinta dall’artista, visibile in mostra, è “Diego”: un olio su tavola di piccole dimensioni (25×30 cm) raffigurazione del campione Diego Armando Maradona da bambino, donato al Museo dall’Associazione Premio GreenCare Aps con il socio sostenitore Gianfranco D’Amato. Occhi quasi socchiusi, fronte corrucciata, smorfia e nell’insieme l’espressione del volto che lancia un grido disperato al mondo: è il bambino futuro Pibe de Oro. In quello sguardo malinconico, Paolo La Motta, ha colto lo sguardo di chi vive ai margini, lo sguardo degli ultimi tra ultimi, lo sguardo degli scugnizzi di Napoli, lo sguardo dei figli del suo amato Rione Sanità.