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L’Europa è il futuro e non si torna indietro.

Scritto da Roberta Capone Il . Inserito in Il Palazzo

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Dal 28 febbraio fino al 1 marzo si terrà in Italia un importante evento politico per il Partito Democratico che organizzerà a Roma per la prima volta il congresso del Partito Socialista Europeo. Il congresso di Roma che lancerà ufficialmente la candidatura di Martin Shultz a Presidente della Commissione Europea ma non solo, infatti sarà l'occasione anche per annunciare l'adesione del Pd al Partito Socialista Europeo.

Il neo segretario del Partito Democratico Matteo Renzi si dal primo insediamento ha capito l'importanza della sfida e giustamente chiede maggior protagonismo per il suo PD all’interno del PSE. Per vincere la prossima sfida elettorale di maggio, quella dell’europee questo cambio di passo per il PD è inevitabile.  L’adesione alla famiglia socialista infatti ha un doppio valore: identitario e strategico. Sarebbe insensato per il Pd restare fuori dai due schieramenti principali. Un partito che vuole guidare l’Italia non può non avere un riferimento anche in Europa.  E se nei popolari troviamo Berlusconi e la Merkel, per il Pd l’unico approdo non può che essere il Pse. La politica deve essere fatta di certezze e identificazioni e l’adesione al PSE è una scelta chiara, politica: significa stare nel luogo più importante dove ricostruire l'Europa e una nuova sinistra. Il segretario del più grande partito di centrosinistra in Italia deve ambire a cambiare il proprio paese ma per poterlo fare deve pesare nel Pse e quindi a Bruxelles dove si prendono le vere grandi decisioni che incidono su tutti i cittadini italiani. Aderire al Pse non significa, come semplicemente teme qualche nostalgico della Margherita, imporre una famiglia politica a danno di quella cattolica o riformista.  La sua adesione è l'approdo naturale dove finalmente la componente italiana sarà fondamentale per indirizzare le politiche del gruppo socialista e più in generale del Parlamento europeo che è destinato a contare sempre di più nelle politiche comunitarie. Sarà finalmente l’occasione per il Partito democratico di diffondere il proprio modello con un obiettivo più grande,  avviare un ricambio generazionale anche a livello europeo.  Se restiamo fuori rischiamo di rimanere schiacciati su schemi vecchi privi di profondità e di respiro lungo. Abbiamo bisogno del PSE quanto questo ha bisogno di noi. Abbiamo un disperato bisogno di rilanciare il sogno europeo contro i populismi e le posizioni antieuropeiste, dobbiamo difendere la nostra casa da chi vorrebbe solo maciere. Dobbiamo cogliere questa sfida non facile e portarla avanti con coraggio. L’Europa è il futuro e non si torna indietro.